foto Filippo Rubin
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All’indomani della lunga e intensa conferenza stampa di Joe Tacopina il quesito principale è: “Ma allora che farà?“. Che in fondo è ciò che interessa di più ai sostenitori della SPAL, a prescindere dal ruolo che hanno all’interno del variegato ecosistema che gravita dentro e attorno al Paolo Mazza. Proviamo a riordinare un po’ le idee, anche se il clima rimane abbastanza surreale e il rischio di vedersi iscritti a una fazione o all’altra è decisamente elevato.

* Si è capito che per una questione di principio Tacopina non contempla che una critica del tutto legittima al suo operato possa essere espressa con un coro offensivo come quello che si è alzato dalla Ovest (“Tacopina pezzo di merda“) nel finale di SPAL-Parma. Evidentemente confidava che la rabbia dei tifosi si potesse concentrare solo sulla squadra o poco più in là. Al tempo stesso trascura(va) che la grammatica da stadio contempla anche termini non del tutto lusinghieri, che mescolano il giudizio personale a quello professionale con l’esplicito proposito di toccare un nervo scoperto. Obiettivo raggiunto, visto che Tacopina ha risposto con modalità altrettanto politicamente scorrette, accettando lo scontro e alimentandolo a sua volta. Scontro che poi è sfociato nell’episodio del giorno seguente nel contesto di una tensione mai così alta tra il proprietario della SPAL e i rappresentanti più radicali del tifo organizzato.

* Si è capito che Tacopina si aspetta delle scuse dalla curva – intesa come organizzazione – perché si è sentito ingiustamente attaccato e considera la sua reazione una naturale conseguenza dell’attacco. Che richiede anch’essa delle scuse nei confronti della curva, ma solo in secondo ordine. Oltre a questo pone queste scuse come un requisito per la prosecuzione della sua esperienza alla SPAL, di fatto lanciando ombre molto pesanti sul futuro societario. Ma al tempo stesso il presidente ha ragionato lungamente a voce alta sui piani futuri, lasciando intendere che i programmi per la stagione 2023/2024 sono già in moto (e ci sono molti indizi a confermarlo).

* Si è capito, o quantomeno pare di intuirlo, che le scuse rappresentano un elemento importante, ma non realmente dirimente. Ossia che Tacopina preferirebbe di gran lunga ricominciare una nuova stagione con un ambiente di nuovo pacificato, seppure alle sue condizioni. O nella peggiore delle ipotesi un ambiente in cui il tifo organizzato verrebbe relegato a rappresentante di una posizione minoritaria, quasi in condizione di irrilevanza. Non sembra una prospettiva realistica visto il peso specifico che gli ultras hanno al momento. Per questo quella del presidente sembra essere una strategia un po’ rischiosa. Anche perché la Curva Ovest non sembra minimamente interessata a cedere e potrebbe anche rilanciare, alzando ulteriormente il livello della contestazione. A quel punto Tacopina dovrà decidere il da farsi: muoversi di un passo nella direzione dei contestatori oppure rassegnarsi all’idea di essere un presidente sgradito a una parte consistente e rumorosa del pubblico. Di per sé non sarebbe una novità così sconvolgente. In Italia capita a tanti, a ogni livello (De Laurentiis, Lotito, Bandecchi, Cellino, Guarascio…eccetera) e c’è chi va avanti per la sua strada senza curarsene granché, soprattutto quand’è convinto di fare il bene del club.

* Si è capito appunto che alla fine Tacopina rimarrà dov’è, scuse o non scuse, a meno che alla sua porta dovesse presentarsi in tempi brevi qualcuno di parecchio temerario disposto a rilevare una società appena retrocessa, che presenta ancora oggi uno squilibrio nei conti e deve affrontare un percorso di ristrutturazione aziendale a ogni livello. La SPAL è senz’altro appetibile per tanti motivi (strutture, pubblico, settore giovanile) ma un passaggio di proprietà in questa fase sembra decisamente complicato anche solo da impostare. Anche perché le scadenze per l’iscrizione in serie C sono dietro l’angolo (tra fine maggio e il 20 giugno).

* Si è capito che anche lo scenario della mancata iscrizione è sconveniente per tutti, Tacopina per primo. Davvero un proprietario e presidente che tiene così tanto alla sua immagine e che da anni frequenta il calcio d’italiano nel tentativo di imporsi ad alti livelli può permettersi di far saltare per aria un investimento da 25 milioni, con relative conseguenze legali e di reputazione? In quale altra piazza potrebbe risultare credibile dopo un evento di questa portata?

* Si è capito che i tempi, in qualunque caso, sono stretti. Per iniziare a programmare la stagione in serie C Tacopina dovrà dotarsi come minimo di un direttore sportivo (e più di una mezza idea già c’è – ne parliamo a parte) e di un nuovo responsabile del settore giovanile, visto che Andrea Catellani sembra avere la valigia pronta. Dovrà iniziare a mettere mano ai contratti e stilare un piano per far “dimagrire” la SPAL, perché in questo momento le spese sono eccessive. Tacopina ha ribadito di volere tenere la linea dura nei confronti dei calciatori, ma probabilmente dovrà concedere qualcosa su questo fronte per evitare uno scontro frontale coi rispettivi procuratori, che potrebbero giocare un ruolo determinante nell’alleviare il peso sul monte ingaggi della società attraverso le cessioni nel mercato estivo.



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