foto Filippo Rubin
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Un giocatore arriva in una squadra in difficoltà dopo undici mesi di inattività per infortunio, viene schierato due volte da titolare nello spazio di quattro giorni e ne esce tra i migliori. Si tratta di una buona notizia? Se serve a spiegare come sta complessivamente la SPAL probabilmente no, ma dal punto di vista personale di Alessandro Bassoli lo è eccome. Lo ha detto lui stesso nella sua conferenza stampa di presentazione a pochi giorni dalla trasferta di Carrara. Partita in cui probabilmente metterà insieme la sua presenza numero tre con la maglia biancazzurra, vista la fiducia immediata che gli è stata accordata da Leonardo Colucci.

Sono soddisfatto di come sono andate le cose nelle prime due partite – ha detto il difensore – ho affrontato un periodo molto difficile, ma ho dimostrato che con allenamento, impegno e disciplina si possono superare le avversità. Non mi ero mai trovato in una situazione come quella della scorsa estate e non nego di aver avuto momenti in cui mi ero demoralizzato. Oggi però porto a casa il risultato di tutti gli sforzi fatti per tornare a giocare con continuità“.

Bassoli era un raccattapalle al “Dall’Ara” di Bologna ai tempi in cui mister Colucci giocava nel centrocampo del Bologna (2002-2006) e oggi ritrova il tecnico per la seconda volta in carriera dopo l’esperienza di Pordenone: “Il mister lo conosco molto bene e l’ho ritrovato con lo stesso entusiasmo che aveva qualche anno fa. Credo sia un vero e proprio insegnante di calcio che sa far crescere individualmente ogni giocatore. Mi sono messo a disposizione e sono stato accolto benissimo anche nella settimana che ho trascorso qui in prova. Il fatto che la SPAL non stia andando bene è un ulteriore motivo di impegno, ho voglia di dare una mano sotto tutti i punti di vista. Porto esperienza e capacità di adattamento perché posso giocare in difese a tre e a quattro, anche come centrale di destra nonostante io sia mancino. Sono orgoglioso di far parte di una società così gloriosa e penso che nessuno potrebbe rifiutare una sua proposta“.

Il centrale, 33 anni, aveva rischiato di uscire dal giro del professionismo a causa di un infortunio che lo ha tenuto fuori per quasi un anno: “Prima di quelle con la SPAL avevo giocato le ultime partite col Pordenone a inizio dicembre del 2022. Poi mi è stato diagnostica un problema alla caviglia sinistra che ho provato a curare con delle terapie. Solo mesi più tardi, attraverso il consulto con un altro specialista, ho scoperto che non avrei risolto in quel modo e mi sarei dovuto operare. Quindi ora ho il piede di un ventenne (ride, ndr) e per fortuna visto che dovrebbe essere quello buono. Devo ringraziare anche il Chions (società friulana di serie D, ndr) perché mi hanno accolto e coccolato negli ultimi mesi, permettendomi di fare allenamento fino a recuperare completamente. Speravano di tenermi con loro, ma so anche che sono felici per la prosecuzione della mia carriera tra i professionisti. Purtroppo quando si passa da infortuni lunghi o si rimane svincolati dopo i trent’anni si rischia di ritrovarsi in situazioni negative“.

Il riferimento è alla scelta di Alessandro Favalli, difensore classe 1992 che Bassoli conosce bene e che sta facendo notizia per il prematuro ritiro dal calcio ad appena 31 anni: “Alessandro lo conosco molto bene da tanti anni e sono molto dispiaciuto per la scelta che ha fatto, perché penso potesse dare ancora tanto. Purtroppo alcune regole, come quelle relative agli under, vanno spesso a discapito della qualità del giocatore e storie come queste capitano sempre più di frequente. Onestamente durante l’estate mi sono ritrovato anch’io a fare certi pensieri. Magari non a quello di smettere perché non mi vedo in alcun modo lontano dal campo, però nei momenti di sconforto mi ritrovato ad affrontare questo scenario. Mi dispiace che Alessandro abbia dovuto prendere questa decisione per via della mancanza di proposte valide“.

Ora però c’è da pensare alla SPAL: “Quando sono arrivato l’umore non poteva essere certo dei migliori, però ho visto la giusta mentalità. Le sconfitte pesano e fanno soffrire, ma il gruppo è rimasto coesi e ha una forte unità di intenti. Sto vedendo grande professionalità da parte di tutti, dai classe 2006 ai più grandi. C’è grandissima voglia di rivalsa e l’approccio agli allenamenti è quello giusto, fatto di tanto impegno. In situazioni come la nostra l’atteggiamento fa la differenza e l’unica medicina è il lavoro sul campo. Di giorno in giorno si può mettere un mattoncino per migliorare i risultati. Tutto passa dall’avere una mentalità forte: un episodio negativo non deve abbatterci. Secondo me nell’ultima partita abbiamo fatto bene e ci è mancata solo la capacità di capitalizzare gli sforzi che abbiamo fatto. Dobbiamo senz’altro crescere da quel punto di vista“.



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