foto Rubin

Sono tornato, merde! Ma no ragàzz, figuratevi se ce l’ho con voi, non sono neppure io a scrivere, è il mio bomber. Sì, sì, proprio lui, quello datato 1988, l’unico bomber originale che ho mai avuto è uscito di prepotenza dal mio armadio da cortile dove tengo l’abbigliamento da lavoro, da pesca e da griglia. Si è autodeterminato dopo decenni di oblio. Oddio, ho dovuto chiedere a mia moglie di lavarlo per sterminare il biotopo di cui era parte, animali e animaletti che sicuramente hanno trovato invitante la sua imbottitura arancio. Ma uscito dalla lavatrice, mi ha trasportato negli anni dell’edonismo reaganiano, delle manifestazioni, delle trasferte, delle risse in discoteca e alle giostre. Credo sia inutile elencare i reati che ho compiuto indossandolo, credo basti dire che ho violato nove comandamenti su dieci di nostra sacra romana chiesa. Che detto da un ateo stona un po’, ma non mi veniva una citazione migliore.

Il bomber per la mia generazione era davvero un marchio di fabbrica, era il vero giubbotto bipartisan: nessuna connotazione politica oppure tutte, bastava riempirlo di pezze e spille a piacimento, c’era chi si faceva cucire pure il tappetino della birra sulla schiena, ma a me sapeva un po’ troppo da panozzo e quindi l’aborrivo. Mancava solo la spilla della S.P.A.L. sopra la tasca della spalla. Credo di avere un record: alzi la mano chi ha mai pagato una di quelle spillette? No, dai non dite cazzate, nessuno di voi l’ha mai pagata, io sono stato l’unico, ben 2.000 lire da “Sciarpela e beretela” davanti alla stazione in attesa del treno speciale che ci avrebbe portato a Miagolandia (Vicenza). Per farla breve, col giubbino più ignorante del mondo, faceva freddo d’inverno e caldo d’estate, non teneva la pioggia e nemmeno l’aria, mi ci sono trovato davvero bene, mi sentivo se non l’età del liceo, svariate decine di anni in meno. Le emorrodi irritate, l’epitrocleite e i vari acciacchi dell’età mi hanno però riportato immediatamente a sto fetido XXI secolo.

Poi, una domanda: ma che cazzo ci facciamo in questa merda di categoria? Siamo stati sontuosi, sia in campo sia sugli spalti. I Mezzi bolognesi per buona parte del primo tempo non ci hanno capito nulla. Senigagliesi e Carbonaro li hanno presi a volate sui reni, cross, contro cross, poi a centrocampo cattiveria e grinta, buona la difesa, anche se a tempo scaduto siamo riusciti a riaprire la gara. Mi viene voglia di commentarla questa partita, pur sapendo che non è il mio campo. Quale poi sia il mio campo è ancora un mistero. Comunque l’impronta del mister la si vede prima di tutto nello spirito e nella grinta: squadra quadrata la nostra, chiusa negli spazi, con alcuni ragazzi di categoria superiore. La capolista è forse tale perché il cambio in panchina è stato troppo ritardato.

Ora i punti rimangono tanti, le partite sono poche, non ci sono più le mezze stagioni, ai nostri tempi sì che ci si divertiva, sinistra e destra sono tutte uguali, ma si sa, il calcio non è una scienza esatta. E a proposito di scienze umanistiche, 6.350 spettatori per una partita di Eccellenza sono un caso da studiare, andrebbero fatte analisi sociologiche sul popolo biancoazzurro, occorrerebbe imparare da una curva Ovest mai doma, come nei tempi migliori. Battimani, cori lunghi, continuati e profondi come un ottimo amplesso; grinta ed elettricità trascinavano i ragazzi dentro l’area avversaria. Lassù in geriatria il Presidente Manu e Big Scala osservavano qualche gradino sopra, un coacervo di anziani arzilli che non hanno la minima idea di mollare la presa, sempre presenti e consapevoli che quei colori lì fan morire. Questa è la mia S.P.A.L., la mia maglia, la mia curva, il mio popolo, senza dimenticarci che non è finita, finché non è finita. All’arrembaggio tigrotti come diceva il vecchio Olao, il nostro spirito non è morto e insieme possiamo ancora fare tanta roba. Noi ci crediamo. Forza vecchio cuore biancazzurro.

— Cristiano Mazzoni è nato nell’autunno caldo del 1969 a Ferrara, in borgata. Ha scritto qualche libro, ma non è scrittore, compone parole in colonna, ma non è poeta, collabora con alcune testate giornalistiche ma non è giornalista. Lavora come impiegato metalmeccanico e scrive di SPAL quando se la sente. Nel 2024 ha pubblicato un libro con alcuni dei suoi scritti pubblicati su LoSpallino.com: a Sergio Floccari, Luca Mora e Leonardo Semplici è piaciuto molto. 

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