foto Rubin

Ci sono statistiche che passano inosservate finché qualcuno non le mette sotto la lente. Quella dell’incidenza dei calci d’angolo nella proposta d’attacco della SPAL è una di queste: una quantità elevata, da grande squadra, a cui però non corrisponde un’adeguata produzione di gol. Da qui nasce un dubbio: i biancazzurri sapranno sfruttare questo potenziale nel finale di campionato e negli eventuali playoff?

Nel corso della stagione, tra campionato e coppa, i biancazzurri hanno avuto a disposizione 207 calci d’angolo nell’arco di 37 partite (per la precisione 176 in 31 partite di campionato e 31 in 6 partite di coppa), una media di 5,6 a gara. Un dato significativo, perfettamente allineato anche a contesti di livello superiore: l’Inter in serie A si aggira intorno ai 6,5 corner a partita, mentre l’Arsenal in Premier League inglese ha costruito una parte importante della propria efficacia offensiva proprio sui piazzati, arrivando a segnare oltre trenta reti da queste situazioni. Certo, il confronto va preso con le molle, ma il principio resta valido a ogni livello: le palle inattive fanno la differenza, soprattutto quando le partite sono bloccate e non arriva la giocata per risolverle.

Ed è proprio qui che emerge il paradosso dei biancazzurri. A fronte di una produzione così elevata di corner, il rendimento in termini realizzativi è estremamente basso: solo un gol arrivato da azione nata da calcio d’angolo nella larga vittoria contro il Mesola per 5-1 – che porta la firma di Carbonaro – più un paio di situazioni indirette, come il rigore conquistato contro l’Osteria Grande valido per il 2-0 e la rete di Iglio nata da una seconda giocata per il definitivo 3-0. Troppo poco, se rapportato al volume di palloni messi in area da queste situazioni.

Allargando lo sguardo ai calci piazzati nel loro complesso, il bilancio migliora ma non cambia la sostanza. Dal dischetto la SPAL si dimostra solida, con 8 rigori trasformati distribuiti tra Carbonaro (4), Piccioni (2), Prezzabile (1) e Gaetani (1). Su punizione, invece, si registra una sola rete diretta, ancora firmata Carbonaro (in coppa nella vittoria con lo Zola Pedrosa), a cui si aggiungono diverse marcature nate da sviluppi indiretti: mischie, ribattute, seconde palle. In questo contesto, il piede di Leonardo Mazza rappresenta una risorsa preziosa, avendo generato più di un’occasione concreta, spesso trasformata in assist o in azioni da gol. Tra le situazioni create c’è il gol del definitivo 2-0 con lo Zola Pedrosa in coppa, con l’assist diretto del centrocampista biancazzurro per la testa di Cozzari; ma anche quello perfetto per la testa di Piccioni nella vittoria sul difficile campo di Comacchio.

Da tenere in considerazione sono anche lo schema che ha portato al gol decisivo in coppa con il Sant’Agostino di Prezzabile, abile a sfruttare al meglio la torre di Marcos Chazarreta sempre su punizione battuta da Mazza e le situazioni di mischia risolte da Cozzari per il vantaggio iniziale della SPAL con il Sanpaimola (vittoria per 2-3) e quella del momentaneo 1-1 in campionato con il Sant’Agostino. Ultima – ma non per importanza – anche la rete di Piccioni con il Castenaso in cui l’attaccante biancazzurro è stato il più veloce di tutti ad appoggiare in porta il pallone dopo il palo di Iglio: azione nata da una punizione dai quindici metri, sempre battuta da Mazza. 

Nonostante siano una decina i gol nati da palla inattiva, resta però una sensazione di incompletezza. Anche perché il tema non è nuovo: se nella scorsa stagione il problema principale era la fase difensiva sulle palle inattive, oggi il limite sembra essersi spostato sull’efficacia offensiva. Le parole di Parlato alla vigilia della sfida con il Mesola erano già state chiare in questo senso: “quando non riesci a sbloccare le partite su azione, devi sfruttare i piazzati”.

Un concetto tanto semplice quanto, finora, poco tradotto in pratica. E che rischia di pesare proprio nel momento decisivo della stagione. Perché nelle partite chiuse, sporche, da playoff – o anche solo in giornate complicate come quella di Mesola – un calcio d’angolo può diventare molto più di una semplice occasione: può essere la chiave per aprire la strada verso i tre punti. Per continuare a inseguire il vertice e tenere viva la pressione sul Mezzolara la SPAL dovrà necessariamente trovare qualcosa in più proprio da queste situazioni. Non tanto in termini di quantità, perché quella non manca, ma di qualità, convinzione e varietà. In altre parole, trasformare un’abitudine in un’arma.

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