Per la quarta giornata di campionato la SPAL si prepara a fare visita allo Zola Predosa sul neutro di Budrio per una sfida che conta un solo precedente, quando nella scorsa stagione le due squadre si affrontarono in Coppa Italia regionale. Reduce da un avvio di stagione subito in salita contro due squadre come Fidentina e Brescello, la formazione rossoblù ha una sua identità ben precisa: un gruppo formato interamente da ragazzi con valori e che hanno voglia di misurarsi senza paura contro qualsiasi avversario. Per conoscere meglio il progetto societario e l’atmosfera in vista di questo appuntamento abbiamo fatto due chiacchiere con il direttore sportivo Riccardo Motta.
Si può dire che l’inizio di campionato dello Zola Predosa sia stato condizionato dal calendario? Nelle prime due giornate avete incontrato Fidentina e Brescello che sono accreditate come due tra le squadre più valide del girone.
“Speravo in un avvio in salita: ci confrontiamo con una realtà del tutto nuova. Quando ho accettato questa sfida la molla principale è stata la possibilità di affiancare un allenatore (Marco Maini) che ha da poco appeso gli scarpini al chiodo, e la società ha condiviso fin da subito questa visione. Alla fine, è sempre meglio faticare contro chi ti alza l’asticella piuttosto che contro avversari meno quotati. Volevo un impatto subito duro proprio per questo: le sfide di livello ti costringono a farti le ossa in fretta e incrociare subito squadre di minor blasone non ci avrebbe comunque garantito di arrivare pronti. La prendiamo come una grande motivazione, consapevoli di essere in un club che sa darci il tempo necessario per lavorare”.
L’anno scorso, sempre nel girone A, avevate chiuso al 12° posto: quale obiettivo avete per quest’anno?
“L’anno scorso non c’ero, ma la squadra ha avuto alti e bassi. Quest’anno è diverso. L’unico obiettivo è rimanere in questa categoria, senza pensare ad altro. Ogni domenica entriamo in campo per giocarcela. Dobbiamo crescere passo dopo passo. Scegliamo persone che credono davvero in questo lavoro. Non sono solo i giocatori a scegliere la squadra, è anche la squadra che sceglie i giocatori”.
Affrontare la SPAL rappresenta un appuntamento di grande prestigio per lo Zola. Come si sta preparando la squadra in vista della partita di sabato?
“La squadra si prepara come al solito, con il valore aggiunto di affrontare la SPAL, un club con un passato importante, uno stadio e strutture di livello. Una partita così ti stimola in automatico e fa salire l’adrenalina. Per me è un piacere, anche se resta un filo di malinconia per come poteva andare l’anno scorso, quando c’era stata una possibilità di far parte del progetto di ripartenza con un’altra delle cordate presenti. Per quanto riguarda i giocatori della SPAL credo si rendano conto da soli che chiunque vada a giocare lì mette sempre quel qualcosa in più e dà tutto in campo”.
Da dove nasce la scelta di spostarsi allo “Zucchini” di Budrio?
“Per forza di cose, sul piano delle strutture, lo stadio di Sasso Marconi ha una sola tribuna e capienza minore rispetto a Budrio, che garantisce più ingressi. Questo permette di sfruttare meglio la biglietteria, aspetto fondamentale per società come lo Zola. Non è una scelta legata a strategie di campo, anche perché su quel terreno la SPAL ha già vinto, perso e pareggiato”.
Che idea s’è fatto della SPAL in questo avvio di campionato?
“Non ho visto le partite per intero, solo qualche gol qua e là. Penso ci siano ottimi singoli, ma a mio avviso manca un po’ di linfa vitale, cioè qualche giocatore di Ferrara. Credo debbano iniziare a cambiare marcia, sia per il loro curriculum sia per le qualità che possiedono. L’anno scorso hanno sprecato un’occasione, non possono permettersi che succeda di nuovo”.
Nella vostra rosa figurano profili di spessore come Abel Gigli (difensore centrale classe ’90, cresciuto nel Parma, con cui ha esordito in serie A) e Malivojevic che era alla SPAL lo scorso anno: quanto conta la loro esperienza nel contesto di un gruppo complessivamente molto giovane?
“Sono due ex professionisti che non si fanno forza solo sul proprio curriculum: sono arrivati qui perché credevano davvero nella causa e hanno valori forti. Per noi sono un esempio. È vero che i giocatori scelgono lo Zola, ma è anche lo Zola a scegliere loro. Ho trovato due uomini veri, capaci di cogliere subito il messaggio e di sposare questo progetto. A Zola non ci vieni per guadagnare: ci si sta bene, ma serve piena sintonia con quello che siamo”.
I vostri giocatori sono anche lavoratori o si dedicano solo al calcio?
“Sono tutti ragazzi che lavorano, compresi Malivojevic e Gigli. Chi è più grande lavora, chi più giovane studia: nessuno di loro fa il professionista”.
Sito ufficiale dello Zola Predosa: https://www.zolacalcio.it/
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