foto Rubin

Tecnicamente è l’ultimo arrivato, almeno se si considerano gli annunci ufficiali, ma nonostante questo Matteo Lucarelli ha fatto vedere di avere le idee chiare nella sua prima conferenza stampa da giocatore della SPAL. Figlio di Alessandro Lucarelli, difensore da 386 presenze e 20 gol in serie A, anche Matteo è un difensore centrale e nel corso della chiacchierata con i giornalisti locali ha raccontato gli oneri e gli onori di portare un cognome così importante.

AMBIZIONI – “Questa è una piazza storica che ti lascia emozioni e sensazioni difficili da trovare in Eccellenza e in categorie superiori. Prima di venire alla SPAL ero fermo da molto tempo, ma ho percepito molta fiducia da parte di tutti. Due settimane fa ero a casa sul divano e ora ho giocato già una partita e mezza. Per la situazione di quest’anno l’obiettivo collettivo ha priorità rispetto a quelli personali”.

ESPERIENZE PASSATE – “Ho attraversato l’Italia giocando in quasi tutte le categorie. Questa è la prima volta in Eccellenza, ma posso dire che in rosa ci sono solo giocatori di livello superiore. È una squadra che potrebbe ambire tranquillamente alla vittoria della serie D. I risultati e la solidità difensiva dimostrano la forza e l’importanza del gruppo”.

FORZA DELLA SQUADRA – “La squadra è molto forte e chiunque giochi può fare bene. Qualsiasi giocatore vorrebbe giocare tutte le domeniche. Il mio compito è però cercare di recuperare la condizione, per stare bene fisicamente e mettere il mister in difficoltà nelle scelte. So che la squadra è forte e che la concorrenza è alta”.

STATO DI FORMA – “Sto abbastanza bene fisicamente e mi sono sempre allenato anche nei periodi in cui ero svincolato. Un anno senza partite è però gravoso e queste due settimane mi hanno aiutato ad aggiungere minuti nelle gambe. Le prossime saranno ancora più importanti. Mi sono messo a disposizione sin da subito e, quando ci sarà bisogno di me, cercherò di farmi trovare pronto”.

RAPPORTO CON IL PADRE – “A prescindere da dove giochi, i consigli di mio papà sono sempre gli stessi. Ho un rapporto molto fraterno con lui. È contento che io sia qui ed è già venuto a vedere due partite. Sento un grande supporto anche da parte sua”.

PRESSIONI – “Per me, essere figlio d’arte non è mai stato un peso. Se lo fosse stato avrei smesso di giocare tanti anni fa. Deve essere motivo di orgoglio. Condividendo le stesse caratteristiche fisiche e tecniche di mio padre, mi sono sempre ispirato a lui ed è sempre stato il mio idolo. Devo dire però che soprattutto in Italia ho percepito il mio cognome come uno svantaggio. Mi sono sempre sentito addosso l’etichetta del figlio di Alessandro Lucarelli, a prescindere dal fatto che giocassi bene o male. Anche per questo ho deciso di andare a giocare all’estero, dove sapevo di essere solo Matteo. Ora ho 25 anni, sono più maturo e ho imparato a conviverci”.

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