Mentre la SPAL vive probabilmente il suo momento storico più desolante in assoluto, Leonardo Semplici ha fatto un breve passaggio a Ferrara per partecipare a una serata dal sapore un po’ nostalgico organizzata dal Rotary Club Ferrara.
Nella serata organizzata presso l’Hotel Duchessa Isabella, il mister del quinquennio d’oro (2015-2019) è stato protagonista di una bella chiacchierata con Federica Lodi, nota giornalista ferrarese che da oltre 15 anni è uno dei volti principali di Sky Sport.
Se è vero che lo scorrere del tempo tende ad addolcire i ricordi, è anche vero che le considerazioni di Semplici in occasioni del genere partono sempre da un misto tra orgoglio e amarezza: “La verità – ha detto l’allenatore toscano – è che mi emoziono sempre a tornare a Ferrara e parlare della mia esperienza alla SPAL. Sono stati cinque anni meravigliosi della mia vita, in cui mi sono fatto conoscere come professionista e come uomo, legandomi tantissimo alla città. Davvero mi batte sempre forte il cuore a ripensarci ed è per questo che torno a Ferrara di rado. Perché è qualcosa che mi dà una sensazione strana. Abbiamo fatto cose bellissime tutti insieme: con la proprietà, il presidente, i dirigenti, i tecnici, i calciatori, i tifosi. Con bravura e con fortuna, perché serve anche quella. Per me è sempre gratificante essere ricordato con affetto dalla gente, come penso lo siano tutti i protagonisti di quel periodo“.
Semplici, che oggi è inattivo dopo le deludenti esperienze con Spezia e Sampdoria, è stato accolto dal presidente del Rotary Club Ferrara Marco Tartaglia e non ha lesinato sorrisi, fotografie e chiacchiere con i presenti, perlopiù improntate ai ricordi dei campionati che hanno riportato la SPAL sulle mappe del calcio di vertice in Italia.
Assieme a Federica Lodi il tecnico è partito dagli inizi, ossia quella strana sliding-door che lo aveva visto in competizione con Paolo Indiani per la panchina biancazzurra già nell’estate del 2014, prima che il rifiuto di quest’ultimo indirizzasse la società su Oscar Brevi. “Vagnati mi aveva già cercato, ma non se ne fece nulla, per cui quando mi richiamò durante l’inverno gli dissi che l’avrei incontrato solo se eravamo tutti sicuri al 100% di chiudere l’accordo“, ha detto Semplici con un gran sorriso. “Fortunatamente andò così e iniziò un’avventura straordinaria, nonostante un inizio difficile con una contestazione immediata“.
“Si può dire che la mia vita professionale abbia avuto un prima e un dopo e ovviamente lo spartiacque è stato rappresentato dalla SPAL. Agli inizi lavoravo ancora col mio babbo, poi da San Gimignano è cominciato un percorso in cui mi sono tolto delle soddisfazioni facendo la giusta gavetta. Credo che nessuno mi abbia mai regalato nulla. Quello che abbiamo fatto qui alla SPAL in quegli anni mi ha senz’altro permesso di farmi notare a un livello più alto ed è indiscutibile che rimanga la pagina più bella della mia carriera. Non mi sentivo solo l’allenatore di questa squadra, ma qualcosa di più. Quando i risultati non arrivavano sentivo una responsabilità enorme. Mi piacerebbe vivere un’altra esperienza allo stesso modo“.
Gli scambi di domande e risposte tra Lodi e Semplici sono sembrati un po’ gli stessi tra due tennisti in allenamento, che si conoscono e vogliono divertirsi. Lontani dalle tensioni di campionati e impegni ufficiali, i due hanno dato vita a una conversazione in cui sono entrati tantissimi dei protagonisti di una SPAL che risvegliò un’intera città affamata di risultati di prestigio. Il mister ha parlato dei vari momenti decisivi del suo lungo soggiorno ferrarese, alternando storie di vita personale – come la tradizione della messa al venerdì – a piccoli aneddoti di campo e spogliatoio, passando per l’importanza dei risvolti mediatici del ruolo dell’allenatore.
Quando gli viene chiesto quale calciatore gli sia rimasto di più nel cuore Semplici esita: “Farei un torto a dirne uno, perché tutti si sono sempre messi a disposizione e hanno fatto la loro parte. Ai ragazzi dicevo sempre che erano tutti titolari per me. Solo che c’erano titolari da 20 partite, da 10 o anche da 5. L’elenco dei calciatori a cui sono rimasto legato è davvero lunghissimo: Lazzari, Giani, Antenucci, Castagnetti, Mora, Gasparetto, Zigoni, Cellini, Finotto, Schiattarella, Floccari, Meret, Schiavon, Costa… ma ne potrei tranquillamente dire altri dieci o quindici. Tanti di loro li ho rivisti al funerale di Nicolas e anche lì, pur in un contesto di grandissima tristezza, ho percepito quel legame molto forte tra tutti, l’orgoglio di essere stati un gruppo forte e unito, che ha fatto risultati straordinari“.
Inevitabile chiedere al mister cosa gli riservi il futuro professionale: “Vorrei sicuramente tornare su una panchina (l’ultima risale ad aprile 2025, con la Sampdoria) perché a quanto pare la fortuna di cui tutti parlavano quand’ero qui sembra un po’ sparita. Ho vissuto un paio d’annate sbagliate anche a causa di mie responsabilità e ora cerco un progetto serio dal quale ripartire, non importa molto la categoria, basta che ci sia la possibilità di lavorare in una certa maniera“.
Con Federica Lodi che evoca il parallelo col mitico Gibì Fabbri, protagonista di vari ritorni a casa nell’arco di tre decenni, diventa inevitabile chiedere a Semplici se un domani ci possa essere spazio per un bis. “Dopo il mio esonero – ha spiegato Semplici con voce emozionata – ho trascorso due anni senza guardare le partite della SPAL. Per me anche solo vedere un altro in panchina era strano. Da allora sono tornato allo stadio solo due volte: per SPAL-Frosinone 3-0 (aprile 2022, in serie B) e poi un’altra volta per una partita della nazionale Under 21. Come dicevo, qui provo sempre sensazioni che mi toccano nel profondo. Se dovessi tornare alla SPAL finirei solo con lo sciupare tanti bei ricordi, perché meglio di quello che è stato fatto prima è impossibile da fare. Penso quindi rimarrò solo un tifoso in modo che quei ricordi rimangano intatti. Ovviamente mi dispiace tantissimo vedere la SPAL così in basso com’è ora. Speravo che la nuova società riuscisse quantomeno a portarla in serie D, ma sappiamo che nel calcio non necessariamente vince chi spende di più o parte con più ambizioni, si possono fare mille esempi al proposito. Mi auguro solo che in un momento così difficile non si spenga, ma non credo succederà, la storia ci dice questo“.











