foto Filippo Rubin

Qualcosa si muove sul fronte del recupero del vecchio marchio SPAL. Una nota del 16 giugno proveniente dal Palazzo Municipale di Ferrara fa sapere che “Il Comune ha formalizzato oggi la propria manifestazione di interesse all’acquisto del marchio SPAL e dei trofei storici della società, nell’ambito della procedura di liquidazione giudiziale pendente presso il Tribunale di Ferrara”.

“La decisione, assunta dalla Giunta comunale e comunicata ufficialmente alla curatela, nasce dalla volontà dell’Amministrazione di tutelare un patrimonio identitario profondamente legato alla storia e alla comunità della città.  L’obiettivo è da un lato garantire una gestione coerente e continuativa del segno distintivo storico della città, dall’altro quello di scongiurare il rischio che il marchio identitario SPAL possa essere acquisito e utilizzato in modo improprio da soggetti privi di un effettivo legame con il territorio ferrarese”.

“La manifestazione di interesse è subordinata alla condizione che i beni siano trasferiti nella piena ed esclusiva proprietà del Comune, liberi da vincoli, oneri o diritti di terzi e senza il subentro in rapporti contrattuali con soggetti terzi“.

Fino a qui l’annuncio, che corrisponde a un passaggio significativo, soprattutto a livello simbolico. Ma il percorso verso il ritorno ufficiale di nome e stemma storico potrebbe essere ancora discretamente lungo. La manifestazione d’interesse non implica necessariamente una strada spianata all’acquisto: considerato che il marchio SPAL è uno dei beni della liquidazione e secondo l’articolo 216 del Codice di Crisi dell’Impresa è da valorizzare nell’interesse dei creditori della vecchia società. In altre parole deve essere messo in vendita con una procedura competitiva con adeguata pubblicità. Il curatore Aristide Pincelli quindi non può decidere liberamente di vendere il marchio al Comune attraverso una trattativa privata pura, escludendo eventuali altri soggetti interessati.

La legge non impone necessariamente un’asta “classica” come quella che si è svolta per i beni materiali di stadio e centro sportivo, ma richiede che eventuali interessati siano messi nelle condizioni di concorrere. Il principio è evitare che un bene venga ceduto a un soggetto scelto in partenza senza verificare l’esistenza di offerte migliori. Una procedura competitiva – autorizzata dal giudice Mauro Martinelli – può tuttavia assumere forme diverse e contenere requisiti precisi in un caso particolare come quello del marchio, nel quale sussistono implicazioni di carattere storico e culturale.

Il vecchio “ovetto” è già stato oggetto di stima da parte del professor Angelo Paletta dell’Università di Bologna, che ha fissato la valutazione a quota 700mila euro. Una somma rilevante, ma che sposta relativamente poco nel contesto della voragine lasciata dalla SPAL di Tacopina (tra i 17 e i 23 milioni di euro complessivi).

Restano poi i temi di carattere politico-amministrativo. Un ente pubblico può acquistare beni immateriali, ma deve dimostrare l’esistenza di un interesse pubblico concreto. Nel caso del marchio SPAL le motivazioni sono già state esplicitate nella nota relativa alla manifestazione di interesse. Tuttavia per la giunta guidata dal sindaco Alan Fabbri potrebbe sorgere il problema di dover spiegare con precisione la provenienza delle risorse utilizzate per l’eventuale acquisto e la strategia di valorizzazione del bene. Soprattutto per quella parte di cittadinanza che alle sorti della SPAL non è interessata.

Per questo la parte più delicata di questo passaggio potrebbe essere il contenuto degli atti amministrativi che dovranno eventualmente accompagnare l’offerta: delibere, pareri, copertura finanziaria, valutazione di congruità e piano d’uso del marchio. Resta inoltre da capire se questo passaggio si svolgerà attraverso la Fondazione SPAL, acquisita proprio dal Comune di Ferrara lo scorso 14 aprile dalle macerie della vecchia società di Tacopina.

Non sono chiari neppure i tempi per il ritorno sulla scena del marchio: il prossimo 8 luglio al Tribunale di Ferrara andrà in scena la quarta udienza della procedura di liquidazione e quindi prima di allora è improbabile ci possa essere una mossa da parte della curatela per riavvicinare l’ovetto al “Paolo Mazza”.

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