Sono sette i marchi della SPAL inseriti nel lotto che andrà all’asta giovedì 9 luglio, alle ore 10, nella sala aste di via del Lavoro a Ferrara. Insieme ai marchi – tra cui il celebre “ovetto”, il cerbiatto del settore giovanile e il logo “We Love SPAL” – saranno battuti anche cimeli storici del club: quadri, maglie da gioco incorniciate e coppe (mille euro a lotto) e il plastico dello stadio Mazza (200 euro).
La base d’asta per il lotto dei marchi è di 702.200 euro, con un’offerta minima fissata a 526.650 euro; per partecipare è richiesta una cauzione pari al 10% della stima, circa 70.220 euro. Una volta avviata la gara, i rilanci procederanno a scalini di 3mila euro ciascuno. Se l’asta dovesse andare deserta si procederà nella stessa giornata con un secondo incanto, partendo da un’offerta già pervenuta del Comune di Ferrara di 395 mila euro – base che potrebbe comunque cambiare se da qui al 9 luglio arriveranno altre manifestazioni di interesse. Il saldo andrà poi versato entro due giorni dall’aggiudicazione: chi si aggiudicherà i beni avrà quindi tempo fino all’11 luglio per perfezionare il pagamento, e tecnicamente per l’Ars et Labor ci sarebbe tempo fino al 15 per chiedere alla FIGC il cambio di denominazione per e tornare a chiamarsi ufficialmente SPAL. Per legge il curatore non può scegliere in base a preferenze personali: vince semplicemente chi offre di più.
L’intenzione del Comune di Ferrara sembrerebbe essere, una volta acquisito il marchio, di trasferirlo alla Fondazione SPAL per poi metterlo a disposizione dell’Ars et Labor attraverso un apposito accordo. Al momento l’amministrazione risulta l’unico soggetto ad aver presentato un’offerta, ma non è completamente da escludere che qualcun altro possa voler farsi avanti con finalità speculative.
Sulle ricadute per i creditori del fallimento della SPAL srl abbiamo raccolto il parere dell’avvocato Carlo Alberto Costantino che rappresenta diversi creditori: “Personalmente credo che ci siano altri soggetti interessati oltre a quelli già emersi e questo è un bene: più offerte significano un attivo della liquidazione più alto, quindi una risposta migliore per i creditori. Detto ciò, il passivo è molto importante (oltre 20 milioni, ndr) e la vendita del marchio darà un sollievo solo parziale. Il discorso vale soprattutto per chi non è tutelato dal fondo INPS, o per allenatori e tecnici dei settori giovanili, che possono contare solo su un fondo di solidarietà dalla copertura limitata”.
L’avvocato ha poi chiuso con un’importante puntualizzazione: “Per i creditori non farà alcuna differenza sapere chi si aggiudicherà il marchio. Infatti, per la massa fallimentare conta solo il valore realizzato: che sia il Comune o un privato a vincere l’asta, per i creditori non cambia nulla in termini di soldi incassati. La differenza, semmai, è di prospettiva: un soggetto privato può avere finalità speculative, mentre il Comune persegue un interesse pubblico legato all’identità della città”.
Quanto ai tempi della procedura di liquidazione della vecchia SPAL Costantino spiega che “bisogna ancora aspettare l’udienza per i creditori tardivi, quindi al momento l’esame del passivo non è completo. Molto dipenderà dai riparti parziali e dalla strategia del curatore: quanto vorrà realizzare e con quali tempi. La vendita del marchio dovrebbe però chiudere una parte importante dell’attivo e accelerare sensibilmente la procedura: non escludo che si possa arrivare a una soluzione entro fine anno. Giudice delegato e liquidatore stanno seguendo la vicenda con grande attenzione”.
ha collaborato Giacomo Roberto Lupi








