foto Bersani
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C’era una volta nel paese di Chinonsò il popolo dei Nonsochi (il Grinch) un paese lontano, lontano dalla città di Ferrara popolata dagli Spallini colorati, rumorosi e gioiosi nei loro drappi bianchi e azzurri. Ecco, in pratica questo è l’incipit di una bella trasferta lontana da casa in un impianto simile ai molti che ho calcato io ai tempi delle giovanili. Ma per me sugli spalti era la prima volta dopo l’ultima mia apparizione a Modena in serie B, tutto un altro mondo.

Meglio partire dall’inizio. Ritrovo in una famosa caffetteria di città: siamo in sette con due macchine. I piloti siamo io e il sindaco, leggero ritardo istituzionale, e poi, agli artisti si perdona tutta. A1 in direzione nord, il serpentone d’asfalto presenta una certa densità di traffico, il rientro delle ferie è un trauma a cui mai nessuno potrà abituarsi a parte, forse, gli attori/attrici dei film hard. Il paesello è in culo ai lupi, ma le chiacchiere in macchina non mancano e si stilano classifiche sulla qualunque, dal personaggio più peso, al più grande attaccatore di pezze mondiali, insomma la cultura ha il suo peso e pretende rispetto.

Il paesino di Chinonsò è accogliente e assolato e gli abitanti cordiali nei loro silenzi proto-lombardi, anche se siamo agli estremi nord dell’Emilia. La trattoria è di quelle di una volta, di quelle che piacciono a noi, le cuoche robuste nei loro grembiuli a fiori, l’oste che accetta come clienti solo che chi entra dotato di fame e non quelli tipo me che prendono solo un primo e un contorno (dilettante). La teniamo lunga, con l’offerta di alcune amarene sotto spirito nella Diavolina liquida, un colore rossastro tipo il Picco Rosso, ma sicuramente più adatte ad accendere il caminetto che a essere bevute. Il prof se ne tracanna una decina senza colpo ferire, apparentemente.

E sono arrivate le 15, qui la storia è ancora lunga, girovaghiamo per il centro e incontriamo altri spallini che vagano con fare tutt’altro che aggressivo. Un bar con tendone copri sole fa al caso nostro. Chiacchieriamo e ce la raccontiamo, ma non arriva mai l’orario della partita. Ok, manca poco, riprendiamo le macchine e ci dirigiamo verso lo stadio (!). D’un tratto un paesaggio degno del miglior Ammaniti, tra i grandi magazzini e il McDonalds, appaiono quattro piccole e derelitte torri faro, una specie di Motovelodromo che non ce l’ha fatta. Entriamo con biglietti simili al quelli del Mignon, mentre i gestori del bar e delle spinatrici hanno gli occhi a cuoricino e pensano già alle prossime vacanze autunnali alle Maldive.

Ci assiepiamo nel parterre sotto agli sgarrupati gradoni, tre quarti a noi e un quarto ai tifosi di casa. Accendiamo i cori e le bandiere cominciano il loro lento ma inesorabile fruscio, le pelli dei tamburi rimandano i nostri ritmi, anche in sto schifo di categoria siamo sempre noi. Partita tutt’altro che entusiasmante, la S.P.A.L. è simile a quella della seconda parte del campionato, molto probabilmente non lo uccideremo neppure quest’anno, ma uno stopper lungo ci regala la prima gioia, stacco, scarabuzlona e palla in fondo al sacco.

Si canta spalla a spalla con amici che ammiro molto di più rispetto a quanto loro possano immaginare, la categoria fa cagare, noi al contrario siamo di un altro pianeta, siamo in serie A e mai più retrocederemo. La vinciamo nella noia e nel caldo di un fine agosto, meglio molto meglio della prima dell’anno scorso, un pensiero agli arbitri che ci fischiano contro già nel tunnel degli spogliatoi, credo abbia ammonito pure qualcuno di noi assiepato contro la rete.

Nota a margine per le tifoserie avverse, per tutti quelli che non sono abituati a ricevere una tifoseria come la nostra: i simboli e i colori sono l’essenza del nostro calcio, della nostra passione, non sono orpelli che disturbano la visuale di chi sta amabilmente seduto sulla sua piazzola. Per cortesia, una volta a campionato, quando verremo da voi come ospiti, rispettateci, rispettate i nostri colori. Questo ovviamente non è riferito alla stragrande maggioranza dei tifosi del Chinonsò, ma a quell’unico genio a cui disturbava la nostra bandiera. L’intelligenza è quel qualcosa che non si acquista assieme al biglietto della partita, te la devi portare da casa. Forza vecchio cuore biancazzurro.

— Cristiano Mazzoni è nato nell’autunno caldo del 1969 a Ferrara, in borgata. Ha scritto qualche libro, ma non è scrittore, compone parole in colonna, ma non è poeta, collabora con alcune testate giornalistiche ma non è giornalista. Lavora come impiegato metalmeccanico e scrive di SPAL quando se la sente. Nel 2024 ha pubblicato un libro con alcuni dei suoi scritti pubblicati su LoSpallino.com: a Sergio Floccari, Luca Mora e Leonardo Semplici è piaciuto molto. 

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