foto Filippo Rubin

SPAL-Vianese doveva segnare il ritorno in grande stile del pubblico al “Paolo Mazza” e a livello numerico sarà senz’altro così, ma alla vigilia della sfida della 5^ di campionato gli ultras della Curva Ovest hanno annunciato di aver annullato la coreografia preparata per l’occasione a causa di ingerenze da parte delle forze dell’ordine e dal comitato regionale della FIGC.

Di seguito il comunicato diffuso sabato pomeriggio: “Purtroppo siamo ancora una volta costretti a rendere noto alla nostra tifoseria e anche all’Italia intera l’ennesimo delirio repressivo di cui Curva Ovest è stata vittima a causa di un tentativo di ricordare Federico Aldrovandi. In occasione di SPAL-Vianese, la partita più prossima alla ricorrenza della morte di Federico (25 settembre), oltre alla coreografia per l’ovetto, avevamo allestito una lettura per commemorare il ventunesimo anniversario di questa tragedia, da tenere durante l’intervallo. Si tratta della lettura di una serie di frasi che gli alunni di una classe elementare della nostra città avevano dedicato a Federico e che erano comparse nel libriccino di ‘Curva Ovest in Festa’ dell’anno scorso. Perché il messaggio fosse ancora più autentico, le frasi sarebbero state lette in mezzo al campo proprio dai bambini“.

“Ed ecco che improvvisamente accade una cosa inaspettata, indegna per un paese sedicente civile come il nostro. Nella giornata di venerdì venivamo messi a conoscenza dallo SLO che le frasi non erano state gradite dalla Questura di Ferrara e che quindi ci veniva vietata l’intera iniziativa. In mattinata intercedeva per risolvere la situazione la società SPAL nella persona di Marcel Bonnici, il quale si recava in questura per dirimere il problema. Nel primo pomeriggio Bonnici ci chiamava confermando non solo la contrarietà della Questura, ma anche della Lega. Nello specifico il Questore di Ferrara asseriva come motivazione che le frasi istigavano la violenza (sono frasi scritte da bambini!) e che avrebbe preso provvedimenti ostativi della libertà individuale nel caso in cui la lettura si fosse svolta. La Lega invece, dal canto suo, ha avvisato la SPAL che nel caso in cui avesse dato il suo benestare a questa iniziativa, sarebbe stata punita anche dal punto di vista sportivo, con dei punti di penalizzazione!“.

“Sempre nella giornata di venerdì, in tarda serata, venivamo messi a conoscenza dalla società che la Questura aveva inoltrato un documento scritto che conteneva il divieto con le relative motivazioni. Abbiamo ovviamente chiesto di poterlo visionare, ma la società ci informava che la Questura aveva secretato l’atto e quindi non poteva divulgarlo. Quindi non solo l’iniziativa è vietata, è vietato anche consultare il documento ufficiale che contiene il divieto! A questo punto sorgono spontanee numerose domande. Perché il ricordo di Federico Aldrovandi a distanza di 21 anni fa ancora paura? Perché in uno stato civile dove la libertà di parola dovrebbe essere garantita viene invece bandita, addirittura ad un bambino? Perché una verità attestata nei tribunali non può essere raccontata? Fin quanto continuerà questa violenza? Purtroppo dobbiamo anche segnalare e riportare alla tifoseria il totale immobilismo della società SPAL, la quale, durante tutta la faccenda, si è dimostrata sorda alle nostre richieste e non ha profuso il giusto impegno che la causa meritava, preferendo mantenere un rapporto cordiale con la Questura a detrimento di noi tifosi, l’unico vero cuore pulsante della SPAL“.

“Ci rendiamo conto della delicatezza della situazione e del ruolo difficile che la società ha in questi frangenti. Ma non possiamo tollerare che si antepongano le imposizioni deliranti della Questura a un’iniziativa dei tifosi del tutto innocua e pacifica. Ci auguriamo che i dirigenti societari facciano tesoro di questo sbaglio e che in futuro profondano la giusta attenzione che situazioni importanti come questa impongono. A malincuore, a seguito di questo ennesimo delirio repressivo, abbiamo preso la decisione drastica di annullare la coreografia prevista per l’ovetto. Siamo i primi ad essere addolorati per questa decisione. È da tre mesi che aspettiamo di ritornare in curva ovest per celebrare in grande stile il ritorno del nostro storico marchio ed è tutta la settimana che ci incontriamo ogni giorno per portarla a termine nel migliore dei modi, ma la nostra dignità viene prima di qualsiasi cosa e nessuno di noi se la sente di celebrare un momento di festa quando da festeggiare non c’è proprio niente. Non siamo infatti disposti a sacrificare sull’altare del tifo il nostro pensiero, i nostri ideali, la nostra libertà“.

“Per ovviare a questo diniego abbiamo proposto ai genitori dei bambini di far eseguire ai propri figli la lettura sulla balaustra in curva al megafono. Tuttavia questi hanno comprensibilmente declinato l’invito a causa del clima di terrore messo in atto dalla Questura di Ferrara, temendo anche possibili conseguenze, che, si sa, in questi casi sono sempre dietro l’angolo. L’ultimo pensiero di questo comunicato va proprio alla Questura di Ferrara. Avete miseramente fallito, ancora una volta. Ancora una volta volevate annichilire, insabbiare e nascondere una storia di cui siete stati i principali attori in negativo. Ci volevate fasciare la bocca. Ci volevate in silenzio. Vi risponderemo con il nostro orgoglio. Canteremo ancora più forte. L’amore per Federico che si dispiega. Quattromila voci che si uniscono. Un popolo che si schiera dalla parte della verità. Non vincerete. Non vincerete mai. Aldro Vive con noi!“.

Nella serata di sabato è arrivato anche il commento via Facebook di Lino Aldrovandi, papà di Federico, che dal 2005 si è sempre battuto per avere verità e giustizia per il figlio, ma anche per conservarne adeguatamente la memoria e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema degli episodi di violenza commessi dalle forze dell’ordine.

“Caro Federico, dopo ben 21 anni, da quando ‘4 schegge impazzite in preda a delirio’ (in virgolettato le parole pronunciate in Cassazione dal procuratore generale durante la sua arringa il 21 giugno 2012) nel processo che sancì la condanna definitiva di chi ti uccise senza una ragione, siamo ancora alle solite, dai ancora fastidio. Nessuno, né tantomeno io, ha mai puntato il dito sull’istituzione Polizia, ci mancherebbe. La Polizia (o le altre forze dell’ordine) sono valori imprescindibili da una società che si voglia considerare civile e democratica con le sue regole e le sue leggi. Le responsabilità dovranno essere sempre personali e non dovranno mai coinvolgere chi non c’entra niente, anche se nella storia di Federico ci fu qualcosa d’altro (vedi processo bis ai depistaggi ed alle omissioni), ma che non ho voglia di rivangare per il disgusto che mi provoca“.

“In questi lunghi 21 anni la mia ‘famiglia allargata0 come uso dire, dalle tante realtà di questa società, non meno da quella degli ultras, in questo caso dai cari ragazzi della Curva Ovest, ha sempre dimostrato nella triste storia di Federico, di aver rispetto delle Istituzioni, nessuna esclusa, e di aver agito sempre nel rispetto delle regole e delle leggi, senza mai generalizzare. Un concetto semplice, ma che sembra non aver fatto breccia nelle menti e nei cuori dei suoi controllori. Qui di seguito le frasi “terribili, violente (!) ed eversive (!)” scritte dagli alunni e che avrebbero dovuto essere lette da due bambini domenica alla SPAL, in ricordo di Federico:

Ti darei il cuore per vivere felice
Direi ad alta voce: VOI SIETE DEI POLIZIOTTI! DOVETE DIFENDERE, NON AMMAZZARE!
Aprirei tutto il mio cuore, diventerei un angelo e ti aiuterei.
Ti salverei e ti difenderei, non lascerei che quegli assassini ti uccidessero.
Ti prenderei in braccio per scappare lontano.
Chiamerei un raduno di persone per aiutarti.
Ti darei la mano e scapperei il più forte possibile.
Ti difenderei e ti porterei a casa dai tuoi genitori.
Ti aiuterei a urlare con tutta la mia voce e direi: FERMI! LASCIATELO STARE!
Ti aiuterei a gridare e scappare insieme.
Ti direi di non andare a piedi e di venire in macchina con me, così quei poliziotti non ti fanno male.
Starei con te e ti manderei a casa senza che ti uccidano.
Ti direi di non andare a casa e di restare a parlare un po’
Verrei con te e, se vediamo qualcuno che ci vuole fare del male, chiamiamo i nostri genitori.
Voglio ricordarti e parlare di te ai miei amici, ai miei genitori oggi e ai miei figli domani, affinché non accada di nuovo a nessuno. Questo lo posso fare, per te Federico e per tutti noi.

Dalla lettura dei pensieri dei bambini non noto, se non forse in una parola, questa violenza ravvisata. A quei controllori (Questura? Lega calcio (?), qualora un giorno avessero ad avvicinarsi all’entrata dell’ippodromo estense con un loro piccolo (o perché papà o perché nonno), dove troverebbero una lapide con su scritto ‘Federico Aldrovandi 17/7/1987 – 25/9/2005’: cosa risponderebbero ad una eventuale richiesta di questo tipo: ‘Papà… (nonno), chi è quel ragazzo?’ Qualcuno che conosco, una cara persona, provò a farlo e lo scrisse anche in un post che di seguito ho voglia di riportare condividendolo con Voi tutti:
Eravamo anni fa in via Ippodromo. Non per una celebrazione. Solo per una cena.

Papà, chi è quel ragazzo?
Si chiama Federico” le risposi. Volli utilizzare il tempo presente.
La spiegazione non era sufficiente.
E perché c’è la sua foto lì?.
Perché è stato ucciso.
Da chi?.
Da dei poliziotti.
Ma i poliziotti non ci proteggono?.
Non sempre.
Ma cosa aveva fatto di male?.
Nulla.

Il silenzio ci raccolse per diversi minuti. In quelle domande di bambina trovo la purezza che piega l’ingiustizia. In quelle domande di bambina trovo la purezza che piega l’ingiustizia. Raccontate Federico ai bambini. Portatelo con voi. Ovunque. Tornando a noi, sareste in grado di rispondergli in maniera così pacata, equilibrata e di buon senso? Permettetemi di dirvi che a riguardo, in questo, nutro seri dubbi. Certo che ai bambini è giusto raccontare anche le favole, ma il prepararli gradatamente alla vita che da grandi o meno, dovranno affrontare è ancora altrettanto giusto“.

“Un’ultima piccola cosa vorrei chiedervi: ‘Chi ha ucciso senza ragione, bastonando di brutto per mezz’ora un ragazzo mentre urlava aiuto e che nessun reato aveva commesso, e che fu definito per l’appunto in Cassazione ‘scheggia impazzita’, come lo definireste Voi dopo 21 anni? Caro Federico, non ce n’era proprio bisogno di questo irrigidimento, ed è come se una ferita si fosse riaperta con tutto il suo sangue e il suo dolore. Grazie Questura (?). Grazie Lega calcio dilettanti (?) Un abbraccio alla Curva Ovest – Lino“.

Per saperne di più sull’omicidio di Federico Aldrovandi:
* La voce di Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Federico_Aldrovandi
* Il documentario “È stato morto un ragazzo” (2010) di Filippo Vendemmiati: https://youtu.be/2u_FLsXfY60?si=aT4xf67SHZjSW2Mq

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