Ultimo sguardo indietro a sabato, Semplici: Per i risultati prendetevela con me, ma resto positivo

La conferenza stampa di presentazione di Sampdoria-SPAL di Coppa Italia è stata occasione per tornare, assieme a mister Semplici, su alcuni dei temi dell’ultimo turno di campionato. A poco meno di 48 ore dal fischio finale di SPAL-Empoli il tecnico conferma le sue impressioni: “Quello che abbiamo fatto sabato rimane tale, anche dopo aver fatto raffreddare un po’ la mente. Io penso che bisogni essere positivi perché siamo solo alla quattordicesima giornata e vedendo i risultati delle altre direi che il pareggio non è da buttare, soprattutto per come s’era messa la partita. A me dispiace che in ogni partita ci sia questa sensazione da dentro o fuori, perché non è così in questo momento. Penso sia a chiaro a tutti che c’è un percorso da fare e che dobbiamo migliorare. Oggi leggo che avrei trovato delle scusanti, ma a me sembra d’aver parlato chiaro. I risultati sono colpa dell’allenatore. Non della curva, di quelli della tribuna, dei mugugni o dei giocatori. Le responsabilità me le sono sempre prese, in tutte le categorie. Però voglio anche sottolineare che sono una persona positiva e resto convinto che questa squadra abbia le qualità per arrivare all’obiettivo della salvezza. Tutti in società crediamo nel valore della rosa della SPAL. L’auspicio che avevamo in estate era quello che ci volesse meno fatica, ma sempre con la consapevolezza di dover lottare. Insieme, con quell’unità di intenti che si è creata fin dalla serie C: so che non è facile preservarla. Così come so che le critiche vanno accettate: i primi a non essere contenti di certe cose siamo tutti noi, dal presidente ai giocatori. Soprattutto perché abbiamo mostrato di poter fare altri tipi di prestazioni e di risultati“.

Per Semplici, tra le altre cose, c’è da riflettere sulla reazione avuta dalla SPAL dopo l’espulsione di Cionek: “Credo sia dovuta ad un insieme di diverse cose. Probabilmente la sensazione che ci fosse più nulla da perdere ha fatto scattare qualcosa nella squadra: fosse effettivamente così dovrebbe farci pensare. Perché nel primo tempo in parità numerica abbiamo fatti tanti errori, soprattutto a livello individuale, che hanno permesso all’Empoli di tirare in porta diverse volte. Quando siamo rimasti in dieci tutti probabilmente s’aspettavano una sconfitta ancora più netta, invece la squadra ha tirato fuori carattere, personalità e si è compattata, rischiando inevitabilmente qualcosa. In termini diversi era successo anche a Roma quando vincemmo. Penso che si debba trarre un insegnamento importante: non possiamo aspettare di essere messi quasi KO per reagire. Dobbiamo invece interpretare la partita in maniera più attenta e determinata“.

Infine una riflessione sul gioco, visto che sabato si è assistito ad un paradosso. L’Empoli di Iachini, bollata come squadra che pratica un calcio spicciolo, ha dimostrato che si può tranquillamente impostare la propria identità sul possesso palla anche quando si deve lottare per la salvezza. Nel frattempo a Ferrara c’è chi reclama qualche lancio in più e qualche pallone in tribuna a fronte di una proposta tattica di questo segno: “Torno a ribadire un concetto espresso fin dal ritiro: quest’anno abbiamo deciso di avere una squadra propositiva, che attraverso il possesso e il palleggio potesse portare uomini in avanti in modo da essere aggressivi anche nella fase di recupero. Un anno fa giocavamo diversamente e finivamo con l’abbassarci eccessivamente, concedendo troppo tempo per le giocate degli avversari. L’idea di gioco insomma è chiara, solo che non sempre riusciamo a metterla in pratica per bene. A fronte di questo, la squadra deve essere preparata anche ad avere a che fare con squadre più brave e più in forma: in quei casi ci può stare di tirare qualche pallone di più in avanti e provare a giocare sulle seconde palle. Ogni squadra deve saper avere più facce, perché altrimenti si diventa prevedibili e si fa fatica. Su tutte queste cose ci stiamo lavorando, ma va da sé che riuscire a leggere correttamente una gara nell’arco dei novanta minuti ed essere sempre reattivi al massimo non è così facile“.

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