Ma secondo voi si può mancare ad un appuntamento col destino sugli spalti dell’orrido Marc’Antonio? Secondo me no, non è possibile, non è contemplato, non è consentito. Ma a me è successo sabato al Bentegodi: mancavo, per mille scuse plausibili, ma mancavo. Fortuna vuole che c’eravate voi, tutti voi. Tremila anime ferraresi, oggi come allora a saturare la Transpolesana e i suoi mille autovelox. Lo so con assoluta certezza che cosa avete provato, cosa avete sentito ad ogni gol, lo so perché vi conosco e conosco me stesso. Orgoglio, passione, amore, entusiasmo, rivalsa, rivincita, avete preso a calci in culo migliaia di fantasmi, gufi, civette, iettatori, gatti neri, sale caduto a terra, specchi rotti. Abbiamo travolto un’avversaria già retrocessa, ma che a inizio campionato avrebbe dovuto giocarsi con noi gli ultimi posti. Bentegodi, io ti odio e ti odierò sempre, sei sempre stato sulla nostra strada, ma ieri il tuo muro di cartongesso è stato travolto dalla corazzata biancazzurra. Che gioia! Che follia! Ci siamo garantiti, con tre (3) giornate d’anticipo la partecipazione per la 19° volta al campionato di serie A. Terzo anno consecutivo, mai nemmeno nei sogni più spinti avremmo immaginato tanto.

In ogni angolo,
di tutta la città,
ne sentirai parlar,
resteremo in seria A!

La settimana del primo maggio era iniziata con un’alternanza di vado-non-vado degna del miglior Nanni Moretti: chi mi conosce sa del mio odio viscerale per il Bentegodi, l’ultima volta che calcai quei fetidi gradoni mi ripromisi di mai più vederlo. Ma già domenica scorsa le mie certezze cominciarono a vacillare, lunedì avevo praticamente giù preso il biglietto: sì, no, sì, no. Sì, l’impegno inderogabile di sabato riesco a spostarlo al sabato successivo, dimenticandomi di un impegno ancor più inderogabile nella medesima giornata. Venerdì mi arrendo e divento come uno di quegli arbitri che vedono i rigori al VAR e non ce li danno: sono una merda e rimarrò a casa. Il mio antro, con la radio ascoltata alla TV con tanto di schermo nero come da prassi. Lì urlo come i miei fratelli e sorelle sui gradoni dell’impianto veronese. Sembriamo un rullo Bitelli quando copre le buche della superstrada per il mare.
Un anno intero senza mai accomodarci negli ultimi tre posti, qualche settimana primi in classifica, le ultime otto giornate con un ritmo unico. In Europa, ho letto da qualche parte, solo il Manchester City (!) ha fatto più punti di noi nello stesso arco temporale. No, avete capito bene? Mi scoccia dirvelo, ma ve lo dico: ad inizio girone di ritorno, quando le prefiche pagate per piangere ai funerali ci davano già per morti e sepolti, scrissi che magari il girone di ritorno con tutti gli scontri diretti in trasferta ci avrebbe detto bene. Come pure incontrare gli squadroni in casa poteva non essere un male. Vedere i punti e rileggere il passato prossimo. Sarebbe il momento di togliersi l’Everest dalle scarpe, ma lo farò solo parzialmente.

Ora è il momento dei ringraziamenti ai tanti attori di questa meraviglia chiamata S.P.A.L.: no, nessun miracolo, solo il frutto di programmazione, competenza, impegno e passione. Amore sfrenato e viscerale, incontenibile, che ha visto la mia curva Ovest partire a livelli stratosferici, avere un piccolo periodo di calo, causato anche da… motivi di forza maggiore, per poi diventare una delle migliori curve della serie A, per fantasia, forza di traino, capacità organizzativa, orgoglio e grinta. Il più grande centro aggregativo della città (cit.). La squadra, due decine di ragazzi di varie età, consapevoli delle responsabilità che un’intera comunità ripone in loro: è sbagliato fare dei nomi, ma è sotto gli occhi di tutti la crescita che questo fantastico gruppo ha sviluppato da metà del girone di ritorno in poi. IRRAGGIUNGIBILI. La proprietà, la famiglia Colombarini ed il Pres. Il grande Walter, nulla di eguale nell’ambito del calcio Italiano, poco di simile in Europa. Gente che con oculatezza, competenza, programmazione ci ha portato sopra questa nuvola, forte delle capacità e della competenza. Il Pres ha vinto campionati della terza categoria in poi, fino alla serie B. Ci manca l’ultimo, ma chissà mai, un giorno. Vogliam la Champions League, per fare schifo a Monaco e a Madrid (cit.). Il direttore, competenza alla stato puro, tira le fila da dietro le quinte ed acquista uomini prima che giocatori, gente che la palle non solo le calcia, ma pure le indossa. Poi, per finire Mister Semplici e il suo staff. Anche qui poco di simile nel panorama calcistico italiano. Rido pensando ai detrattori, che da sempre mi definiscono un “sempliciano”, non capendo che per il mister non parlo io, ma i risultati.

Gol a raffica, in trasferta come in casa, tra le migliori per le realizzazioni su palla inattiva. Com’era quella storia che noi non sappiamo tirare i corner? Oppure quella del perché Kurtic batte le punizioni? Oppure, quell’altra dei gol di testa li prendiamo solo? Che figata che è l’artificio della memoria, rileggete i farneticanti post degli allenatori da tastiera, anche solo di quattro o cinque domeniche or sono. Basta con questo titic-titoc… Semplici gioca solo con questo modulo, non fa i cambi, non ha coraggio, sbagliamo sempre gli scontri diretti. Tifate, al resto ci pensa lo staff, la società e la squadra. Ora godetevi insieme a noi questi folli e fantastici momenti, dopo una notte insonne a cantare “in ogni angolo della città”, e mi raccomando salite al volo sul nostro carro, tanto noi siamo accoglienti e c’è posto per tutti. Arriverà il lunedì ed ognuno di noi sarà alienato nelle proprie battaglie, con una strana luce negli occhi. Quella nessuno ce la toglierà. Perché se è vero, come diceva Alfio Finetti, “quel c’ha da gnìr nisùn al sl’arcòrda”, noi ci godiamo questo splendido presente, consapevoli che anche il futuro, non ci sarà indifferente. Grazie con tutto il cuore a chi ha reso possibile un’utopia, a chi ha scavallato i miei sogni, a chi ha portato Tano, un bimbo degli anni Settanta a giocare in serie A. Forza vecchio cuore biancazzurro.



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