Alla pari di un viaggiatore di ritorno dalla provincia cinese di Hubei, epicentro dell’epidemia del coronavirus, la SPAL ha deciso di mettersi in quarantena volontaria dal mondo dei media estendendo il proprio silenzio stampa a tutta la settimana che precede la sfida casalinga col Sassuolo.

“La decisione societaria è maturata al fine di dedicare ogni energia solo ed esclusivamente alla prossima gara di campionato”.

La motivazione fornita dalla SPAL in uno stringato comunicato stampa

Che la SPAL sia malaticcia e non se la passi bene è un dato di fatto, quindi la scelta di isolarsi per il proprio bene può anche apparire tanto comprensibile quanto legittima e va rispettata, anche se solleva qualche interrogativo. Al netto ovviamente dell’idea che la presenza dei giornalisti (e delle relative domande che si portano dietro) sia vissuta con lo stesso piacere del fumo negli occhi.

Ad esempio non si capisce quali energie ci sarebbero state da spendere per le presentazioni – rimandate “a data da destinarsi” – di quattro dei cinque nuovi arrivi (Bonifazi, Castro, Cerri, Zukanovic): eventi che in genere durano pochi minuti e che sono riempiti della consueta dose standard di frasi fatte, anche quando si tratta di esplorare il tema di una bruciante sconfitta per 5-1. Davvero il ds Vagnati, dirigente ormai esperto per quanto giovane, non avrebbe potuto sopportare di sentirsi porre la fatidica domanda relativa al mancato arrivo di un attaccante? Davvero un quesito, o più di uno, avrebbe “distolto energie” in vista della partita di domenica, rischiando quindi di compromettere il risultato finale? La speranza è che ci sia una spiegazione alternativa, altrimenti sì che ci sarebbe da preoccuparsi per davvero.
Che poi, anche se la spiacevole questione fosse stata sollevata, il ds avrebbe avuto a disposizione strumenti sintattico/grammaticali sufficienti e un’ampia scelta di risposte, da quelle concilianti a quelle maggiormente sprezzanti, per far capire a tutti che il mercato non funziona come quello dei videogiochi e ci sono troppe cose sulle quali ci ritroviamo a giudicare senza sapere effettivamente come si svolgono gli intricati giochi delle trattative. Magari una simile considerazione non avrebbe placato il sacro fuoco che anima i commentatori seriali di Facebook, animati da convinzioni al limite del fanatismo, ma avrebbe offerto un punto di vista sul quale ragionare e approfondire.

Il silenzio alimenta domande che, prima o poi, andranno fatte. Il silenzio dà anche corpo alle chiacchiere, ai sentito dire, alle speculazioni da bar. Se ne sentirono talmente tante a settembre che l’intera dirigenza pensò bene di convocare una conferenza stampa nella quale passò (inusualmente) all’attacco per mandare un messaggio chiaro a tutti quanti, giornalisti compresi: non tirate troppo la corda o si spezzerà. Parole che rilette oggi assumono un significato ancora più potente:

“Sono stati messi in discussione gli obiettivi per le scelte di mercato o altro in generale. Ma il progetto SPAL deve coinvolgere tutta la città. Il nostro impegno ci sarà sempre, almeno finché vediamo unità di intenti. […] “Io non capisco perché due anni fa lottare per la salvezza fosse un vanto, oggi invece è un problema. Non me ne capacito proprio. Inconcepibile”.

Simone Colombarini, lo scorso 13 settembre

Il silenzio oggi sembra una specie di anticipo di resa. Qualcosa del tipo: “Ve l’avevamo detto, non l’avete capito, ora ci siamo stancati di ripetere le stesse cose e quindi ce ne stiamo in silenzio”. Memoria corta, punti di vista limitati, manciate di cattiveria gratuita e un distorto senso della realtà (ovvero che la SPAL debba necessariamente appartenere alla serie A, per dirne una) sembrano aver intaccato quasi irreversibilmente lo spirito colombariniano, quello dell’ottimismo realista che tanti risultati ha prodotto dal momento dell’insediamento. La sensazione che si respira, fuori dal perimetro della quarantena, in fondo è questa.

In tutto questo, a Leonardo Semplici toccherà la parte del direttore del reparto di virologia chiamato a diramare il bollettino medico a uso e consumo dei curiosi. Anche lui era stato messo sotto chiave dopo Lazio-SPAL (per prevenire osservazioni sul mercato?) come mai era accaduto nei suoi cinque anni e mezzo a Ferrara e, ironicamente, avrà il compito di pronunciare le parole più attese della settimana. Il silenzio stampa infatti verrà spezzato sabato dalla sua conferenza stampa prepartita. Lì sapremo se il principio di conservazione dell’energia adottato lunedì gli abbia consegnato un gruppo rinfrancato e convinto di poter frantumare il Sassuolo. Ah, a proposito: se questo metodo dovesse funzionare, il silenzio stampa verrà protratto anche per la settimana successiva, con l’aggiunta di una doverosa nota di scaramanzia? Ce lo faranno sapere, probabilmente.



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