Le sorti della fase due della SPAL, quella del post Vagnati/Semplici, sembrano essere saldamente nelle mani di Simone Colombarini. Non che il patron sia mai stato una figura in secondo piano nel processo decisionale della società, però le scelte comunicative delle sue recenti uscite pubbliche sembrano suggerire una leggera discontinuità con un passato nel quale l’ingegnere tendeva a delegare di più.

In tempi diversi un annuncio come quello di lunedì (“In caso di serie B puntiamo a risalire subito“) sarebbe stato lasciato al presidente Mattioli e invece la scena se l’è presa Colombarini, dopo che già una settimana prima aveva fatto sapere di “non aver mai trascorso così tanto tempo in via Copparo“. In una stagione contrassegnata da disavventure di ogni genere (dalla bega dello stadio agli infortuni in serie, passando per un mercato complicatissimo e il doloroso esonero di Semplici), la sensazione è che alla SPAL si voglia voltare pagina con decisione e spazzare via tutti i malumori e le chiacchiere che hanno accompagnato gli ultimi mesi, nel tentativo di tracciare un percorso fatto di stabilità e ottimismo, malgrado tempi che si annunciano difficili. Sempre che la serie A non ricominci e succeda il miracolo della terza salvezza consecutiva.

Categoria a parte, rimane un dato di fatto: a lungo una parte dell’opinione pubblica ha ampiamente ricamato su certe considerazioni di Francesco Colombarini che lasciavano trasparire un sentimento di disillusione. Si pensi al riferimento all’entusiasmo perduto dopo il sequestro dello stadio, o alla laconica considerazione sul fatto che “mica è obbligatorio stare in serie A“. Chi ha imparato un minimo a conoscere Colombarini senior sa che nel secondo caso va effettuata una metaforica tara per sottrarre quella componente d’ironia che viene espressa soprattutto nelle interviste post-partita, a maggior ragione se rilasciate in presenza del collega Alessandro Sovrani di Telestense. Ma ciò non toglie che alcune sue uscite, soprattutto se riprese da soggetti che hanno scarsa familiarità con contesto e personaggio (o fingono di non averla), possono innescare chiacchiere decisamente spiacevoli.

Con le parole pronunciate lunedì Simone Colombarini ha fatto una dichiarazione programmatica importante, pubblicamente rilevante, probabilmente un po’ oscurata dal riferimento a potenziali ricorsi in caso di retrocessione a tavolino della SPAL. Il messaggio è, in sintesi: questa proprietà è presente, ha idee chiare e ambizioni e sa cosa fare anche in caso di retrocessione. L’entusiasmo forse era stato un po’ scalfito dagli eventi, ma non è mai mancato. Così come non sembrano mancare gli ingredienti fondamentali: programmazione, visione d’insieme, attenzione ai dettagli, ascolto del territorio. Non si tratta di garanzie di successo, ma se non altro di basi piuttosto solide dalle quali ripartire con un progetto tecnico diverso dai precedenti. Lunedì non sono state pronunciate solo delle parole, è stato dato un calcio deciso a una bolla di previsioni nefaste e chiacchiere senza senso (es.: le catene Whatsapp che davano la SPAL venduta ai Marcegaglia). Può sembrare poco, ma non lo è affatto in questi tempi incerti.



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