Due partite giocate nella nuova stagione, due gol a referto. Se si parla di Mirco Antenucci sarebbe fin troppo facile scomodare quel proverbio sul lupo, o quell’altro sul due che non c’è senza il tre. Ma le implicazioni del rapporto tra il centravanti di Roccavivara e la maglia della SPAL sono così estese, profonde e anche un po’ irrisolte che non è il caso di fermarsi alle frasi fatte. Meglio fare affidamento a quelle messe insieme dallo stesso ex capitano, che alla vigilia della partita di Coppa Italia tra SPAL e Bari (mercoledì 30 settembre, ore 21) ha accettato di fare una chiacchierata con la stampa ferrarese per riallacciare – stavolta sì metaforicamente – un filo arrivato ad un capo a luglio 2019.

Mirco, cosa significa per te ritrovare la SPAL da avversario?
“Sono emozionato perché tornare a Ferrara, che è stata per me una seconda casa, sarà bellissimo. Mi dispiace per l’assenza del pubblico o quasi, ma sarà comunque un’emozione rivedere la città, ritrovare vecchi amici e compagni a cui sono legato. Sarà senz’altro un bel tuffo nel passato”.

Che idea ti sei fatto sulle vicende dell’ultima annata?
“Nel corso della scorsa stagione ho sentito tanti amici, ma parlare da fuori di una squadra non è mai simpatico, per cui non me la sento di dire cosa possa essere andato storto. Mi è sembrata una di quelle annate in cui non ti riesce nulla. Chiaro che vedere la SPAL retrocedere dopo tre anni di grandi soddisfazioni è stato un dispiacere”.

C’è qualche ricordo particolare che ti porti dietro del tuo triennio in biancazzurro?
“Di momenti belli me ne porto dietro tantissimi. Al di là della promozione in serie A mi è rimasta impressa la vittoria a Latina, o quella col Parma a Bologna, ma anche tutti i ritiri prepartita che facevamo in centro a Ferrara. Vivere quest’esperienza in una città del genere ci ha aiutati tanto, al di là dei valori tecnici e morali che abbiamo avuto”.

Che ne pensi della SPAL di quest’anno?
“Non so cosa aspettarmi dalla SPAL in questa stagione, però sicuramente la squadra ha valori importanti per quello che posso dire vedendo i nomi. Può essere una della favorite per la promozione, ma ce ne sono diverse altre e sappiamo che la B non è mai semplice. E’ davvero difficile ipotizzare cosa succederà”.

Cosa possiamo invece aspettarci noi dal Bari che farà visita alla SPAL?
“Veniamo a giocarcela. Anche noi abbiamo tante partite di campionato ed è un periodo congestionato. Sarà senz’altro un’occasione utile e una vetrina per i ragazzi più giovani, in uno stadio bello come quello di Ferrara”.

Il tuo addio nell’estate 2019 è stato uno dei più discussi e traumatici della storia recente della SPAL. Cosa si può dire a oltre un anno di distanza?
“L’inizio della scorsa stagione per me è stato particolarmente difficile. Non pensavo di andare via e ritenevo ci potesse essere ancora spazio per me alla SPAL. La storia è abbastanza semplice. A giugno (2019) ho fatto la mia telefonata a Vagnati perché non mi era più stato detto nulla sui progetti per la stagione successiva e nel mio ruolo di capitano ero abituato a essere coinvolto in vari aspetti della vita della squadra. Avevo avvertito un clima abbastanza strano nei miei confronti già negli ultimi due mesi della stagione. Purtroppo il direttore mi disse che il mio contratto (in scadenza di lì a un anno, ndr) non sarebbe stato rinnovato e che si voleva ringiovanire la squadra, modificando anche il reparto d’attacco con giocatori diversi. Alla fine solo sul mio contratto è stata mantenuto il proposito, perché sul resto non mi pare che ci sia stato grande seguito. Ovviamente davanti a una situazione del genere mi è caduto il mondo addosso, non me l’aspettavo. Ho dovuto fare delle valutazioni perché non contemplo le mezze misure, per me è bianco o nero. Non volevo di certo essere un peso dopo quello che mi era stato detto e ho lasciato la SPAL perché non volevo rimanere in una piazza che stava facendo scelte diverse. Quindi ho ricominciato da Bari. Anche se me ne sono andato con tanta rabbia e amarezza non ho risentimento nei confronti della società, perché è stata una scelta che è venuta da chi si occupava dell’area tecnica. Posso solo ringraziare il presidente Mattioli e la famiglia Colombarini per tutto quello che mi hanno dato. Ci siamo sentiti anche di recente, i rapporti sono buonissimi”.

Hai voltato pagina scendendo addirittura di due categorie.
“Dopo aver lasciato Ferrara mi sono subito riadattato alla realtà di Bari. La serie C è un campionato difficile, in cui non c’è solo agonismo, ma anche buoni giocatori. Onestamente non ne sapevo molto e mi sono voluto fidare del presidente De Laurentiis. Alla fine siamo arrivati a tanto così dal realizzare il nostro obiettivo (il Bari è stato sconfitto dalla Reggiana nella finale playoff, ndr). Quest’anno ci riproveremo, consapevoli che non sarà facile. Essendo uno dei giocatori più anziani in rosa (Antenucci ha compiuto 36 anni lo scorso 8 settembre, ndr) sento senz’altro di dover essere un esempio per tutti i ragazzi, oltre che di dover guidare questa squadra a livello tecnico-tattico quando sono in campo”.

Qualche tempo fa Daniele Gasparetto ha detto di volersi stabilire a Ferrara una volta chiusa la carriera da calciatore. E’ il genere di scelta che contempleresti anche tu?
“Casa a Ferrara già ce l’ho, quindi non devo neanche fare tutte queste valutazioni come Daniele (ride, ndr). Senz’altro è una delle mie opzioni per il futuro, una volta che avrò smesso di giocare. Sto valutando assieme alla mia famiglia cosa potrò fare più avanti. Di sicuro la qualità della vita che c’è a Ferrara sarebbe ideale. Molto dipenderà da cosa deciderò di fare nel mondo del calcio una volta chiuso da giocatore, per adesso non ci ho ancora pensato”.



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