Andrea Gazzoli è stato l’ospite speciale del 24° appuntamento stagionale di LoSpallino [email protected], la diretta Facebook del mercoledì sera condotta da Alessandro Orlandin, Leonardo Biscuola e Martina Squerzanti.

Il direttore generale della SPAL ha affrontato i principali temi relativi alla gestione della società, soprattutto sul fronte economico-finanziario. Di seguito il video integrale, sotto alcuni dei passaggi più interessanti.

I numeri sono sempre importanti: la SPAL ha vissuto tre anni di serie A con tantissimi investimenti e ora si ritrova in serie B nel bel mezzo di una crisi pandemica. Vi assicuro che è un bel rompicapo. La pandemia ha già iniziato a far vedere i suoi effetti, ma questi avranno un impatto anche a medio termine. Se anche raggiungeremo una tranquillità nella socialità e di conseguenza nello sport non si tornerà alla situazione precedente, a maggior ragione per un’industria che produce debiti. Una buona notizia è che i diritti tv di serie A e serie B sono stati assegnati, almeno per quanto riguarda i pacchetti più importanti, e quindi una continuità di ricavi c’è stata. Però trovare la sostenibilità, in particolare per un club come la SPAL, è particolarmente complicato“.

Dobbiamo ringraziare i nostri sponsor perché senza poter essere lo stadio, partecipare agli eventi e vivere la socialità hanno comunque dato una grandissimo contributo. Aver ancora con noi 160 aziende è indicatore di amore e passione folle per la SPAL. Siamo contenti e speriamo di poterli ospitare nella prossima stagione assieme a tutti i tifosi. Entrare nel ‘Paolo Mazza’ è veramente un’esperienza agghiacciante“.

Stiamo cercando di dare un messaggio di grande attenzione alla squadra, perché un contagio potrebbe creare enormi problemi in questo periodo. A memoria non ricordo campionati in cui si siano giocate quattro partite in dodici giorni. Siamo altamente concentrati. Nel giro di un mese ci si può ritrovare in serie A e probabilmente anche i calciatori non se ne sono resi pienamente conto. Possono cambiare delle carriere nel giro delle prossime settimane“.

I numeri che si erano creati hanno imposto di ragionare sulle scelte tecniche. Io non mi permetterò mai di dire ‘quel terzino sinistro lì non va bene’, però se quel giocatore deve essere giovane e deve guadagnare una certa cifra bisogna affrontare l’argomento in ambito aziendale e strategico. Da questo punto di vista in questa stagione è stato sbagliato veramente poco attraverso le scelte di Zamuner e Mattioli. “Il mercato estivo è stato figlio di una situazione economica ben precisa, in cui erano necessarie delle uscite. Abbiamo costruito un impianto tattico iniziale assieme a mister Marino, poi a gennaio si è cercato di capire cosa si sarebbe potuto fare per tentare di migliorare l’identità della squadra. Intanto evitare di cedere alcuni giocatori decisivi (Valoti, ndr). Quella di Diaw è stata un’operazione che ci è cascata un po’ dall’alto e ci siamo detti ‘La facciamo’. Ma in condizioni normali non ci saremmo mossi per prenderlo a certe cifre. Abbiamo fatto operazioni meno ingombranti, ma che al tempo stesso avessero criteri tecnici ed economici adeguati per la nostra situazione. Poi si possono avere fortuna e sfortuna. La SPAL ha valori tecnici da prime cinque del campionato: se tutto gira bene si viene promossi, al contrario si deve soffrire“.

Il paracadute era di 25 milioni, ma è ancora in corso un contenzioso con la Lega perché nel regolamento del campionato è prevista una trattenuta del 20%. Negli anni scorsi era del 10%. Se in serie A investi, prendi giocatori forti e con ingaggi importanti e poi retrocedi, oltretutto nel contesto di un crisi globale, il paracadute limita i danni ma di certo non è sufficiente a coprire i costi. Sicuramente non nell’immediato. E se dovessimo rimanere in serie B i contratti dei calciatori non si estingueranno automaticamente: avremo un monte ingaggi decisamente alto anche nella stagione 2021/2022. Se si va in serie A senza fare investimenti, magari facendo giocare sei o sette giovani per poi retrocedere serenamente, allora ci possono essere benefici. Ogni società ha il suo contesto: noi abbiamo costruito una comunità investendo sullo stadio, ma non solo. Fare investimenti e al tempo stesso essere competitivi in serie A non è per niente facile. Basta guardare cosa è successo a Torino, Cagliari e Parma in questa stagione“.

Le critiche dei tifosi relative al mercato ci possono stare. Se si prendono undici o dodici giocatori ci sta che due o tre possano essere degli acquisti sbagliati. Oggi vediamo tutto in negativo, ma da dirigente mi sento di dire che il peso della pandemia sui conti è molto più alto di quello degli errori di valutazione. La SPAL con lo stadio aperto e in situazione di mercato normale avrebbe avuto molti meno problemi. Quelli che abbiamo stiamo cercando di risolverli e una strategia a breve e medio termine ce l’abbiamo chiara. Mancano milioni di ricavi e al tempo stesso ci sono danni patrimoniali. Esempio: Gomis passa dal Digione al Rennes per 16 milioni e nel frattempo Berisha non riceve una singola offerta. In un contesto del genere il valore dei calciatori è cambiato totalmente. I parametri di tre anni fa sono completamente fuori scala. In condizioni normali tanti dei nostri giocatori dagli ingaggi pesanti avrebbero comunque ricevuto offerte di qualche tipo“.

Bonifazi ha fatto un intero campionato da titolare e l’Udinese ha la facoltà di riscattarlo entro una data precisa. Parliamo di un difensore del 1996, italiano, che ha sempre giocato in una società importante: il suo valore patrimoniale l’ha senz’altro recuperato. Non siamo assolutamente preoccupati per gli sviluppi di mercato che lo possono riguardare“.

L’unica plusvalenza davvero significativa fatta negli ultimi anni è stata quella relativa a Lazzari, perché se un giocatore viene preso a 4 e venduto a 5 dopo due anni non ci si è certo arricchiti. Lazzari è stato preso a zero e ceduto per una determinata cifra alla Lazio (11 milioni più 4 di bonus, ndr). Non potevamo ottenere di più. In quell’estate c’erano due società ad aver formulato offerte: Lazio e Sassuolo, più o meno equivalenti. Il giocatore ha scelto la Lazio. Avremmo dovuto trattenerlo? Alla fine è il mercato a determinare le cifre dei trasferimenti. Con Petagna non c’è stato margine di guadagno perché alla fine è stato venduto ad una cifra non troppo lontana da quella di acquisto. Quella di Igor alla Fiorentina è stata un’ottima operazione, così come in parte quella di Moncini al Benevento, ma quei proventi sono stati utilizzati per ingaggiare Bonifazi e Castro. I soldi sono stati reinvestiti, non sono rimasti in cassa“.

Mi sento di dire che la SPAL è al riparo da sciagure economiche nel futuro, ma questo futuro va costruito un pezzo alla volta. Per rendere la società sostenibile, anche in caso di permanenza in serie B, c’è un percorso complicato ma sono stati fatti investimenti ed è stata costruita una reputazione. Quando giocatori e procuratori sentono il nome SPAL la mettono tra le priorità”.

Ci dobbiamo scordare l’annata 2016/2017. Non tanto a livello sportivo, ma per gli effetti e le aspettative che ha creato. Quando si viene da due anni di serie C e si viene promossi in serie A dopo appena una stagione d’intermezzo si hanno numeri totalmente diversi da quelli di una società consolidata in serie B. Nel 2017 Meret e Bonifazi guadagnavano quanto Moro oggi. Nel 2021/2022 una cosa del genere è impensabile. Quella è stata un’esperienza irripetibile e non può essere la regola. Poi si è si è particolarmente bravi si può andare in serie A col budget del Cittadella, ma può anche succedere di mancare la promozione con quello del Monza. Il minimo obiettivo, dopo quello prioritario della sostenibilità, è il mantenimento della categoria. Al tempo stesso le norme della serie B vanno riviste, perché c’è stata un’esplosione dei costi. Negli ultimi quattro anni gli ingaggi della categoria sono più che raddoppiati. Se non si mettono dei paletti più stringenti qualcuno rischia di farsi del male“.

Qui non ci si rende conto della fortuna di avere proprietari che abitano a cento metri dallo stadio. Nel panorama calcistico italiano è sempre più raro. Una proprietà straniera può disaffezionarsi da un momento all’altro e tutto può finire lì. Qui invece ci sono imprenditori e professionisti che tengono per davvero alla SPAL e alla città, a prescindere dai risultati. Faranno di tutto per mantenerla competitiva, ma sempre con l’obiettivo dell’equilibrio economico-finanziario. Ritengo giusto che la SPAL debba trovare il modo di poter camminare con le proprie gambe senza impegnare in maniera insostenibile l’azienda che la controlla. Se i Colombarini in tempi recenti sono sembrati arrabbiati o delusi è proprio perché ci tengono a far sì che le cose vadano meglio. Altrimenti avrebbero potuto dire: ‘Quel che viene viene e arrangiatevi’. Al di là della presenza mediatica meno frequente, i patron e il presidente ci tengono tantissimo alla SPAL e sono sempre accanto alla squadra, in casa e in trasferta“.

Tra gli investimenti di cui non si parla troppo spesso c’è quello sul settore giovanile. Non possiamo trascurare il lavoro fatto da Ruggero Ludergnani e dai suoi collaboratori. La Primavera è la punta dell’iceberg, ma anche nelle Under ci sono 4-5 giocatori di livello e in generale le squadre si stanno comportando bene. Ci sono stati investimenti sul centro sportivo e sui campi di mezza provincia: ne abbiamo riqualificato mezza dozzina. Abbiamo un convitto che è meglio di un albergo e messo tanti ragazzi stranieri nelle condizioni di studiare nella nostra città. La SPAL ha una struttura aziendale enorme se comparata a quella di cinque anni prima“.

Per il ritiro estivo stiamo valutando perché ad oggi andare a prenotare in località montane è veramente complicato. Ora metteremmo in difficoltà gli albergatori. Abbiamo rapporti costruiti negli anni e dovremo esaminare la situazione più avanti. Tra stadio, centro sportivo e strutture varie comunque abbiamo tutto. Certo, ci sono temperature alte e zanzare, ma siamo attrezzati anche a Ferrara“.



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