foto Filippo Rubin

Il bilancio 2021, tra postumi del Covid-19 e passaggio di proprietà, racconta una storia per certi aspetti molto diversa dalle ultime: di seguito vi proponiamo una sua analisi approfondita, per fare capire quanto complesso sia lo scenario a fronte di ciò che accade sul campo e sul mercato.

Premessa
Il bilancio di cui si parla è relativo all’anno solare 2021, come da tradizione consolidata fin dagli albori della gestione Colombarini. Dunque prende in considerazione il girone di ritorno della stagione sportiva 2020/2021 (culminato con la SPAL di Rastelli fuori dai playoff all’ultima giornata) e il girone d’andata della stagione 2021/2022, momento in cui la SPAL occupava la quindicesima posizione in classifica. Il bilancio dunque fotografa anche il passaggio di proprietà tra la famiglia Colombarini e Joe Tacopina, con l’avvocato americano che ha preso possesso dell’intero capitale della SPAL tramite la sua società, Tacopina Italian Football Investment srl.

Su volontà dell’attuale proprietà il bilancio verrà predisposto sulla base della stagione sportiva a partire da quella in corso, la 2022/2023. Questo significa che verrà presto redatto un bilancio per i primi 6 mesi del 2022 (che sarà consultabile in autunno dopo il suo deposito), per poi coprire il periodo sportivo luglio 2022-giugno 2023 come accade per la maggior parte delle società.

La filosofia dietro al bilancio 2021
Proprio il passaggio di proprietà in corso d’esercizio è un fattore non comune a tutti i bilanci e questi avvenimenti possono portare a problematiche di tipo decisionale: ma questo non è successo in casa SPAL, dove la vecchia e la nuova società hanno operato congiuntamente per il bene del club in prospettiva futura. Almeno da quanto si legge, la volontà della TIFI srl è in linea con quella dei Colombarini, con il pareggio di bilancio come criterio fondamentale per la gestione societaria. La nuova dirigenza ha infatti cercato di continuare il percorso di riequilibrio intrapreso dalla precedente su due fronti: in primis operando la riduzione del pesante monte ingaggi per renderlo più adeguato alle dimensioni economiche della serie B; in secondo luogo di limitare le perdite economiche, anche a costo di intervenire con versamenti in conto capitale, come è effettivamente successo. Il tutto cercando comunque di allestire un parco calciatori competitivo sul campo e altresì funzionale per generare futuri flussi di cassa tesi alla copertura del fabbisogno finanziario.

Risultato di bilancio: Colombarini e Tacopina salvano la situazione
Come nel bilancio dell’anno scorso, gli effetti devastanti della pandemia di Covid-19 hanno pesato non poco sulle casse societarie e hanno portato a chiudere con un rosso di 21,4 milioni nel conto economico. Un risultato che ha tutte le caratteristiche per essere considerato insostenibile. Ma che con intelligenza, e non senza difficoltà, può comunque essere gestito. Il 30 giugno 2021 Vetroresina ha fatto un versamento in conto capitale di 7,5 milioni, di cui 5,5 infruttiferi, quindi destinati a non essere rimborsati. La TIFI srl, in aggiunta, ha assunto formalmente l’impegno di effettuare versamenti per 10 milioni, di cui 5,5 versati nel 2021, 3 nel gennaio 2022 e 2,5 (quindi 1 in più di quanto concordato) a maggio 2022. La perdita del bilancio al momento risulta comunque coperta dalle riserve di patrimonio netto, per cui attualmente non sussiste un deficit patrimoniale.

Inoltre la SPAL, per il secondo anno consecutivo, ha adottato misure concesse dal Governo per tutelare il proprio equilibrio economico/patrimoniale/finanziario, come il “Fondo Integrazione Salariale” per dipendenti e collaboratori; la riduzione/rinvio delle retribuzioni dei calciatori e, cosa più importante, ha sfruttato nuovamente il Decreto Legge 14 agosto 2020 per la sospensione degli ammortamenti. Nel 2020 la SPAL ne aveva beneficiato per 9,4 milioni, di cui 7,8 per diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori e 1,5 per spese di adeguamento e miglioramento di stadio e centro sportivo. Nel 2021 la SPAL ha potuto ammortare per ulteriori 701mila euro (stadio e centro sportivo), senza i quali il conto economico sarebbe stato peggiore. Questi sconti però un giorno dovranno essere ripianati e quindi il 18 maggio 2021 l’assemblea dei soci SPAL ha deciso di istituire un fondo “Riserva per Sospensione Ammortamenti D.L. 104/2020”, che prevede un accontamento degli utili futuri (se ci saranno) per garantire la copertura totale di questi oltre 10 milioni.

Conto Economico: pesa la mancanza di incassi
Il conto economico riassume tutte le operazioni economiche in entrata e uscita che hanno coinvolto giocatori, sponsorizzazioni, stipendi e tutto il resto nel corso dell’esercizio, e che hanno portato al rosso sopra citato. Un risultato decisamente peggiore rispetto agli ultimi anni, ma assolutamente prevedibile vista l’analoga situazione di tutti i club italiani. Secondo il Report Calcio 2022, appena pubblicato dalla Figc, la perdita aggregata delle società professionistiche italiane è stata pari a 2,2 miliardi di euro e negli ultimi due anni il 79% dei bilanci si è chiuso in negativo.

Tornando al conto economico della SPAL, la società è stata abile nell’evitare di fare aumentare eccessivamente i costi rispetto all’esercizio precedente, ma il problema sono stati i bassissimi ricavi. Nel dettaglio: le entrate sono state 36,6 milioni – in calo rispetto ai 55,9 del 2020 – di cui 12,5 (33% del totale) provenienti dal paracadute. Il paracadute per la retrocessione dalla serie A era in totale di 22,5 milioni, ma la SPAL ne aveva già parzialmente incassata una quota. 12 milioni provengono invece da incassi legati ai giocatori (prestiti, cessioni e plusvalenze), contro i 22 dello scorso anno. Calano anche i proventi televisivi (dai 34,8 milioni del 2019; passando ai 15,1 del 2020, fino ai 7 del 2021), i proventi pubblicitari (da 4,5 a 1,7 milioni), i ricavi da botteghino, ovvero biglietti e abbonamenti (da 1,1 milione a 600mila euro) e i ricavi commerciali (da 206mila a 110mila). Aumentano invece i proventi da sponsorizzazione, che raddoppiano raggiungendo il milione di euro. Sul lato adiacente del mastrino le uscite sono invece aumentate da 48,3 milioni a 58,4 milioni. Nonostante salari e stipendi siano calati (da 26,0 a 20 milioni) e gli altri costi siano rimasti pressoché in linea, le grosse differenze sono quasi 9 milioni di minusvalenze nella vendita dei calciatori, oltre a 12 milioni per l’ammortamento dello stesso parco giocatori.

Situazione calciatori: acquisti, cessioni, plusvalenze e minusvalenze
Le operazioni di calcio mercato dell’intero 2021 hanno avuto i seguenti impatti economici: plusvalenze per euro 4,5 milioni e minusvalenze per euro 8,9 milioni.
Le minusvalenze possono considerarsi figlie di una strategia volta ad evitarne di peggiori negli anni a venire: un equivalente di “via il dente, via il dolore”, quando ovviamente possibile. Nella nota allegata al bilancio viene specificato che le scelte di mercato nella finestra estiva sono state prese in comune d’accordo tra le due proprietà.

Il valore della rosa al 31/12/2021 è sceso da 32,6 milioni a “soli” 10,8 milioni.
La SPAL ha ceduto Igor (Fiorentina, cessione definitiva per 4 milioni), Bonifazi (Bologna, cessione definitiva per 5,5 milioni), Valoti (Monza, prestito oneroso ad 500.000 con obbligo di riscatto condizionato per 2,5 milioni al temine della stagione sportiva 2021/2022, quindi fuori da questo bilancio), Ellertsson (Spezia, cessione definitiva per 1 milione), Berisha (Torino, prestito con obbligo di riscatto senza alcun guadagno) e Strefezza (Lecce, cessione definitiva per euro 250.000 con premio di euro 320.000 raggiunto nel 2022).

Zamuner invece non è riuscito a vendere Jankovic, Castro e Missiroli, per cui ha optato per risoluzioni consensuali dei contratti o per lo svincolo. La SPAL non ha registrato entrate per la cessione di Salamon al Lech Poznan né per quella di D’Alessandro al Monza, che è passato ai brianzoli a titolo gratuito. Mossa che ha portato a una minusvalenza di 2 milioni, gli stessi di Castro. La minusvalenza più grossa è però quella fatta registrare da Bonifazi (2,8 milioni) mentre hanno generato plusvalenze Igor (3,1 milioni), Ellertsson (997mila) e Strefezza (243mila).

Concentrandosi solo sulla prima squadra, tra gli acquisti di calciatori avvenuti nell’anno solare 2021 sono state contabilizzate solo due transazioni economiche in uscita: Di Francesco (Sassuolo, 4 milioni per il definitivo riscatto concordato nel 2019) e D’Orazio (Roma, 70 mila). Di Francesco è stato poi girato in prestito gratuito all’Empoli, così come Murgia è stato prestato gratuitamente al Perugia: in entrambi i casi la motivazione più logica è quella di una rinuncia volta a evitare di pagare stipendi troppo alti, anche se nel caso di Murgia il contributo del Perugia è stato modesto.

La SPAL ha inoltre guadagnato qualcosa dalla cessione temporanea di alcuni giocatori, tra cui Bonifazi (Udinese, 277mila) e Valoti (Monza, 222mila) e ha incassato vari premi di rendimento per Ranieri (Fiorentina, 150mila), Igor (Fiorentina, 2,3 milioni), Sernicola (Sassuolo, 30mila), Okoli (Atalanta, 40mila), Tumminello (Atalanta, 20mila), Bellemo (Como, 100mila), Cremonesi (Venezia, 56mila), Lazzari (Lazio, 1,5 milioni), Colombo (Milan, 150mila) e Capradossi (Spezia, 100mila). Per lo stesso motivo ha invece dovuto pagare premi per Moro (Padova, 25mila), Asencio (Pescara, 100mila) e Brignola (Frosinone, 50mila).

Stato patrimoniale: il punto di forza del bilancio
A livello patrimoniale, ancora una volta sono stati determinanti i Colombarini, che fino a luglio ha continuato a sostenere economicamente la squadra, dopo che nelle ultime de stagioni avevano versato 1,7 e 4,6 milioni. La SPAL ha registrato un attivo di 59,9 milioni. Calano le immobilizzazioni immateriali, che da 50,5 diventano 28,3 milioni: queste comprendono i diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori (che, come detto precedentemente, valgono circa 10,8 milioni euro), i costi del vivaio (1,4 milioni) e le immobilizzazioni materiali (terreni, impianti e attrezzature).

I crediti sono calati (da 31,3 a 22,1) così come le disponibilità liquide (da 4,2 a 1,9), e questo non è un bene per gli indici della Lega. Ma uno dei motivi dell’abbassamento delle disponibilità liquide si può spiegare col fatto che la SPAL ha dovuto spendere 579mila euro per i lavori allo Stadio Paolo Mazza, “funzionali agli adeguamenti richiesti dall’autorità giudiziaria nell’ambito della procedura penale che ha coinvolto alcune ditte e professionisti che eseguirono i lavori allo stadio”.

Positivamente, sono calati i debiti (sia nel breve che nel lungo periodo), da 60,5 a 50,0 milioni. Le fideiussioni ricevute dai soci (Vetroresina in primis) a garanzia degli affidamenti bancari sono state 11 milioni. Alla fine il capitale proprio è di 5,5, contro i 9,4 milioni della scorsa stagione, di cui 50.000 come capitale sociale, 22,3 milioni di riserve versamenti in conto capitale (contro i 4,7 dello scorso anno).

Gli indici di stabilità della Lega
Il bilancio è strettamente vincolato ai cosiddetti indici di stabilità, ovvero valori richiesti dalla Lega al fine di evitare fallimenti di società in corso d’anno a causa di rossi insanabili o operazioni azzardate. Il più importante è l’indicatore di liquidità (attivo circolante/passività correnti), ovvero il classico “prima si vende e poi si compra”, che un paio di sessioni di mercato fa aveva causato non pochi problemi alla SPAL nel mercato in entrata. È un indice che se rispettato garantisce che una squadra sia capace di rispettare i propri impegni finanziari. La Lega, dopo averlo alzato da 0,5 a 0,8 nella scorsa stagione, ora lo ha abbassato a 0,5 per i club di serie A ed a 0,7 per serie B e C, pena l’esclusione dal campionato. A livello nazionale nel mese di giugno ci sono state molte polemiche sull’utilizzo o meno di questi indici, con ricorsi e contro ricorsi al TAR tra Figc e Lega Serie A, con quest’ultima che al momento ha avuto ragione (qui un interessante approfondimento di La Repubblica). Ad ogni modo, quello che interessa è che la SPAL è in linea con questo parametro, grazie a un indice di 0,71.

Gli altri due indicatori chiesti ufficialmente alle squadre sono l’indicatore di indebitamento (debiti/ricavi), che viene calcolato usando il valore medio della produzione negli ultimi tre anni e segnala la sostenibilità dell’indebitamento, e l’indicatore di costo del lavoro allargato (costo del lavoro allargato/ricavi), finalizzato a misurare il peso economico del costo del lavoro, ovvero i costi per il personale, compresi gli ammortamenti dei diritti alle prestazioni dei calciatori, rispetto ai ricavi.
I parametri della Lega per questi due indici chiesti dalla Lega sono 1,2 e 0,8 e la SPAL è abbastanza in linea con il primo (1,3) e perfettamente adempiente col secondo (0,6). A livello nazionale, nel Report Calcio 2022 si legge che per rafforzare il livello di sostenibilità del calcio professionistico nel prossimo Consiglio Federale si pensa a diverse modifiche, quali:
– Indice di liquidità dallo 0,6 fino allo 0,8 in tre anni
– Indicatori di indebitamento e costo del lavoro allargato calcolati con i ricavi al netto delle plusvalenze.
– Introduzione della “squad cost ratio” per poter fare mercato.
– Introduzione dell’indicatore DSCR (Debit Service Coverage Ratio) sul controllo dei budget.

Riassunto super sintetico
I Colombarini e Tacopina hanno fatto i salti mortali per sanare una situazione che in circostanze diverse avrebbe potuto portare al dissesto economico. Certo, sono rischi che fanno parte del mestiere, ma la prontezza di intervento è sicuramente da elogiare. Ora il direttore generale Gazzoli e il responsabile finanziario Scibilia dovranno essere bravi a gestire gli ammortamenti, mentre il parco giocatori proveniente dalla serie A, salvo poche eccezioni, è quasi del tutto smantellato. Servirà però riuscire a fare cassa, anche in maniera abbastanza consistente. Salvo ulteriori retromarce imposte dalla pandemia gli stadi riapriranno e genereranno nuovi flussi in entrata, ma sarà necessario invertire con forza il trend plus/minusvalenze relativo ai calciatori.



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