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Qualche appunto sparso, a mente fredda, sulla prima sconfitta interna al Paolo Mazza, arrivata con un deludente 1-2 per mano del Perugia.

Il visto e il rivisto (in continuo)

Uno dei primi episodi della serie tv britannica Black Mirror vede come protagonista una persona condannata a vivere continuamente la stessa orribile giornata di terrore senza saperne il motivo, in quanto ogni sera la sua memoria viene azzerata da un apposito dispositivo. Partite come SPAL-Perugia ti fanno sentire così, ma con la differenza che la memoria ce l’hai eccome e hai visto fin troppe prestazioni del genere. Come se ti toccasse sentire sempre la stessa identica frustrazione da quasi quattro anni nonostante i continui cambi di dirigenti, tecnici e calciatori. Nella scorsa stagione non era infrequente che la SPAL sbloccasse il risultato in avvio di gara salvo poi preoccuparsi – letteralmente – di mantenere il vantaggio, finendo così per affondare. È successo di nuovo e viene spontaneo chiedersi del perché. C’erano quasi 8mila spettatori al Mazza (7.845) e tanti saranno tornati a casa con la sensazione di voler evitare un’altra stagione di repliche. Solo un cambio di rotta convincente e duraturo può far passare questo tipo di pensieri.

Sentirsi forti è diverso dal sentirsi dire che si è forti

Già da metà agosto non passa settimana che qualcuno – sia ex giocatore, allenatore o dirigente – trovi l’occasione di dire pubblicamente che la SPAL è forte, che la SPAL è tra le favorite, che la SPAL ha alcuni giocatori fuori categoria. Di questo però si deve convincere la SPAL stessa intesa come collettivo, perché al momento non sta giocando come se ne avesse consapevolezza. Perché, appunto, se vai in vantaggio alla prima occasione buona nella seconda partita stagionale non hai ragione di farti attanagliare dall’ansia. Soprattutto se il pubblico ti sostiene a gran voce. Dopo la partita di venerdì Di Carlo e Valentini hanno insistito sul valore didattico della sconfitta col Perugia, rimarcando che servirà per capire cosa non è andato e cosa bisognerà fare per dimostrare questa forza di cui si sente tanto parlare. Di buono c’è che la squadra si è ritrovata già domenica mattina sul campo per discutere, analizzare e lavorare sui suoi limiti in vista dell’impegno successivo di campionato (martedì 19 contro la Juventus Next Gen).

C’è parecchio da sistemare (ma si sapeva)

Guardando al gioco: su 180 minuti (recuperi esclusi) di gare ufficiali la SPAL ne ha fatti di buoni una settantina – a voler essere generosi – e questo è uno degli indicatori più evidenti di un processo in corso di definizione di una precisa identità tattica. Che richiederà tempo. Elemento che Di Carlo e il suo staff hanno in misura limitata, visto un calendario a dir poco saturo e la necessità di mantenere la squadra a buon passo di classifica per evitare brutte sorprese in primavera. Diversi giocatori sono lontani dalla condizione atletica ideale per dare un contributo significativo (tra questi: Bruscagin, Valentini, Collodel, Contiliano, Dalmonte, Rosafio) e per ora la luce di Maistro, Siligardi e Antenucci s’accende solo a intermittenza.

I tifosi sono già piuttosto contrariati

Già all’indomani della partita col Perugia gli ultras della Ovest hanno mandato un messaggio pubblico che pare andare un po’ in controtendenza col conforto offerto dopo il fischio finale sul prato del Mazza. Un post sui canali social ufficiali della curva recita: “Avete fatto vomitare. CAMBIARE IMMEDIATAMENTE REGISTRO“. Un avviso preventivo che si ricollega al punto numero uno di questa analisi: il pubblico, in generale, è davvero stanco di vedere prestazioni a base d’affanno e paura. In estate dalle parti di via Copparo qualcuno ha ripetuto spesso: “L’operazione simpatia la fai vincendo 1-0“. Niente di più vero: solo trovando una striscia di risultati utili la SPAL potrà riconquistare la sua gente e invertire la rotta di questo periodo storico balordo.

Complimenti a chi compila i calendari

Una nota è doverosa sul calendario stilato dalla Lega Pro da qui a fine ottobre prevede la bellezza di UNA partita di domenica in orario pomeridiano. Notevoli soprattutto l’appuntamento di Arezzo di lunedì sera alle 20.45 – ideale anche per il pubblico di casa – e il turno infrasettimanale piazzato alle 18.30 che taglia fuori l’ampia fascia di lavoratori che non stacca alle 17 – quindi la maggioranza. Ma d’altra parte vuoi mettere la comodità di vedere tutto su Sky o seguire le azioni spalmate sui pixel belli ampi di Now Tv? Il tutto per 65 mila euro nelle casse di ciascuna società.



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