Ancora alcuni giorni e poi l’ufficio del direttore sportivo al centro “G. B. Fabbri” avrà di nuovo un inquilino: sarà Giorgio Zamuner, una delle icone della SPAL di inizio anni Novanta, a rilevare la pesante eredità di Davide Vagnati. Il processo di selezione che lo ha visto in competizione con Federico Balzaretti ha portato al suo incarico, in un momento nel quale gli era stata recapitata anche una proposta da parte dell’ambiziosa FeralpiSalò in serie C.

Zamuner, classe 1964, non può essere considerato anagraficamente “un giovane” (cit. W. Mattioli), ma la sua carriera da direttore a conti fatti lo è, essendo formalmente iniziata pochi anni fa. Dopo aver operato per lungo tempo come procuratore (tra i suoi assistiti un’altra bandiera biancazzurra come Eros Schiavon), l’ex centrocampista ha cambiato lavoro nel 2015 per fare da consulente nell’area tecnica del Pordenone. Quella squadra, reduce dal ripescaggio della stagione precedente, allestita con risorse modeste e affidata a Bruno Tedino, stupì tutti gli addetti ai lavori chiudendo alle spalle del Cittadella dominatore del girone A di Lega Pro. I sogni di promozione dei neroverdi, guidati dai gol di Strizzolo e De Cenco (l’anno prima a Ferrara) vennero spezzati dal Pisa di Gattuso nella doppia semifinale dei playoff.

Gli ottimi risultati in Friuli valsero a Zamuner la proposta dell’ambizioso Padova appena rientrato nei professionisti dalla serie D. Per la panchina la scelta cadde su Oscar Brevi, amico e assistito dello stesso Zamuner, reduce da esperienze tutt’altro che entusiasmanti alla SPAL (2014-2015, esonerato dopo 16 partite) e al Rimini (2015-2016, esonerato dopo 11). I biancoscudati, grazie a giocatori esperti e di qualità come Altinier (14 gol) e Neto Pereira (5) portarono a termine il campionato chiudendo quarti nel girone B di Lega Pro dominato dal Venezia e in cui c’era la corazzata Parma. I playoff però videro il Padova crollare inaspettatamente al primo ostacolo (1-3), nel primo turno giocato in casa contro un Albinoleffe arrivato 14 punti sotto.

Nella stagione 2017-2018 Zamuner venne confermato dal nuovo presidente Bonetto, mentre Brevi pagò il conto della prematura eliminazione agli spareggi. Al suo posto venne scelto Pierpaolo Bisoli, che poté contare su un organico decisamente rafforzato dagli arrivi di veterani come Pulzetti, Pinzi, Belingheri e Tabanelli e dall’esplosione del giovane talento Capello (1995), autore di 13 gol. Gli altri 9 messi a segno dal 31enne Guidone consentirono al Padova di comandare il girone B di Lega Pro e conquistare la promozione in serie B con due giornate d’anticipo.

Il campionato di serie B 2018-2019 del Padova rappresenta a conti fatti il primo e unico flop della carriera di direttore sportivo di Zamuner: la squadra di Bisoli, dopo aver fatto quattro punti nelle prime due partite, entrò in una spirale negativa che portò al cambio in panchina con Claudio Foscarini. L’ex tecnico del Cittadella però non ottenne granché (1 vittoria, 5 sconfitte), tanto che un mese e mezzo dopo venne richiamato lo stesso Bisoli. Nonostante un mercato di gennaio con nomi importanti per la categoria (Morganella, Mbakogu, Cherubin, Lollo) e un certo sfoltimento della pattuglia che aveva fatto bene al piano di sotto, il Padova continuò ad annaspare nei bassifondi della classifica, fino alla disperata scelta di rimpiazzare Bisoli con l’allenatore della Primavera Matteo Centurioni. Gli 8 punti in altrettante partite non furono sufficienti per agganciare i playout, fino al mesto ritorno in terza serie.

Nell’estate 2019 le strade di Zamuner e del Padova si sono separate a causa di un nuovo cambio di proprietà. Al suo posto Sean Sogliano. “Lavorare in una piazza importante ed esigente come può essere quella di Padova ti aiuta se vuoi fare il mio mestiere in un certo modo – ha dichiarato lo scorso aprile a Il Gazzettino – e per me è stata sicuramente un’esperienza positiva anche perché a Padova si lavora bene. È tutto tranne la piazza che dicono: se fossi ancora un giocatore, verrei a piedi a giocarci. La speranza era quella di rimanere da ds, ma quando ho intuito che ci sarebbe stato il cambio di proprietà, ho immaginato che ci potesse essere questo epilogo. Il futuro? Qualche chiacchierata c’è stata e a gennaio si era aperto uno spiraglio, ma non si sono incastrate le cose. In questo momento tutte le società hanno altri pensieri, ma spero che a qualcuno venga in mente che due anni fa ho vinto il campionato a Padova e che qualche qualità posso averla”.

Ora per l’ex centrocampista, uno dei pupilli di Gibì Fabbri, si apre un nuovo capitolo ad alto coefficiente di difficoltà: ritrova una SPAL ancora in corsa per una difficile rincorsa alla salvezza in un calcio devastato dall’emergenza Covid-19. Le incognite di sicuro non mancano e all’orizzonte, nella peggiore delle ipotesi, dovrebbe gestire un’ampia ricostruzione tecnica che proceda di pari passo con le ambizioni del tandem Colombarini-Mattioli.

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