Fine dei giochi per i giovani calciatori. La scorso 16 aprile la Figc ha decretato la chiusura anticipata di tutti i campionati giovanili esclusi quelli della categoria Primavera, considerate le esigenze di tutela della salute degli atleti e le incertezze relative alla pandemia globale di Covid-19.  Abbiamo così deciso di fare qualche domanda agli allenatori delle squadre della SPAL coinvolte da questa decisione, per capire cosa resta della stagione 2019-2020.

UNDER 14 – Jonatan Binotto

Andamento squadra al momento della sospensione: con 33 punti raccolti in 17 giornate (10 vittorie -3 pareggi-4 sconfitte) la squadra di mister Binotto occupava il quarto posto del girone Emilia-Romagna del campionato Under 14 alle spalle di Bologna, Sassuolo e Parma.

Fine dei giochi: quali sono le sensazioni a caldo? C’era la speranza di riprendere ad un qualche punto?
“La speranza di riprendere c’era, nel senso che inizialmente non si pensava fosse una cosa così drammatica. Col passare dei giorni si è capito sempre di più la dimensione del disastro intorno a noi e di conseguenza è arrivata la comunicazione della chiusura dei campionati. Logicamente a noi dispiace non finire un anno e non portare a termine una programmazione di lavoro, però nella vita ci sono delle priorità e queste vanno messe davanti”.

Come è stato vissuto l’ultimo mese e mezzo dai ragazzi e qual è stata la reazione generale alla notizia della chiusura anticipata del campionato?
“Coi ragazzi ci sentiamo regolarmente, facendo video-chiamate e tenendoli informati. Cerchiamo di mantenere un rapporto e, ogni dieci-quindici giorni, di incontrarci via video per stare un po’ tutti quanti insieme, per rivivere un po’ la vita da spogliatoio.
Insieme riguardiamo i filmati delle partite e analizziamo le cose positive e le cose negative. Parallelamente i ragazzi hanno un programma da svolgere, ma è ovvio che chi ha il giardino ha più possibilità di chi vive in appartamento. Però le piccole cose che si possono dare gliele abbiamo date. Anche se tramite monitor, cerchiamo di condividere con loro del materiale su cui ragionare e su cui pensare, convinti che questo gli possa aiutare per quando dovranno riprendere il prossimo anno”.

Cosa resta della stagione 2019/2020: soddisfazioni maggiori e lavori incompiuti.
“Abbiamo qualche rimpianto, perché sappiamo che il percorso di un giovane calciatore è lungo. La categoria che alleno in particolare è uno spartiacque: i ragazzi sono appena all’inizio perché arrivano da una sorta di scuola calcio e si affacciano per la prima volta a quelli che sono i campionati nazionali che affronteranno nei prossimi anni. Ci manca soprattutto la continuità del portare avanti e del rafforzare la nostra metodologia, il nostro modo di vedere il calcio. Per questo fermarsi ora è stato un peccato. Se guardiamo gli aspetti positivi però, di lavoro ne è stato fatto tanto ed è stato fatto bene. Ci sono state tantissime soddisfazioni e non solo a livello di risultati calcistici. Quella che più di tutte mi piace sottolineare è la crescita di ogni singolo giocatore. Se adesso faccio un confronto tra il calciatore che ho preso quest’estate e quello che ho lasciato a febbraio vedo un ragazzo che è cresciuto in maniera esponenziale e questo mi fa un enorme piacere, prima di tutto per loro e poi anche per soddisfazione nostra come staff di aver dato a tutti i ragazzi la possibilità di migliorare. Speriamo che questa interruzione duri solo per questo campionato e che a settembre si possa ripartire in maniera operativa al 100% per continuare il lavoro che abbiamo fermato adesso”.

Nota personale: la quarantena dell’allenatore.
“La sto vivendo come tutti. Non solo a livello calcistico, ma stare chiusi in casa è pesante. Quello che manca è uscire, anche per gesti semplici come fare la spesa o una passeggiata. Fino a qualche tempo fa veniva dato tutto così scontato mentre oggi anche fare una semplice passeggiata è una concessione incredibile. Però sono convinto che questa situazione così drammatica possa darci un grande insegnamento. In questi giorni ho riscoperto tante cose, tanti aspetti familiari e affetti. Mi ha aiutato ad apprezzare anche le piccole cose. Ed è quello che abbiamo cercato di far capire anche ai ragazzi: non è tutto drammatico. Oggi stare in casa è diventato un grosso problema mentre fino a qualche tempo neppure ci si pensava, dando tutto così per scontato. Qualcuno magari arrivava al campo e non aveva neppure voglia di allenarsi e quindi questa situazione deve far riflettere su questo. Deve servire per quando torneremo sul campo, in modo da poter apprezzare tutto molto di più, in modo da dare valore a quella che è una semplice parola del mister o di chiunque, e dare molto di più, perché ora sappiamo cosa significa stare rinchiusi”.

Puntate precedenti:
* Fabio Perinelli, SPAL U17
* Claudio Rivalta, SPAL U16
* Massimiliano De Gregorio, SPAL U15



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