foto Damiano Fiorentini / SPAL

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L’edizione di novembre 2022 è dedicata allo staff di Daniele De Rossi, in particolare alla figura del suo vice Carlo Cornacchia. Fin dal primo giorno a Ferrara il nuovo allenatore biancazzurro ha sottolineato quanto conti sui suoi collaboratori e l’ex difensore di Cagliari, Atalanta e Napoli è quello che può vantare il curriculum più lungo, avendo lavorato con Claudio Ranieri al Nantes, al Fulham, alla Roma e alla Sampdoria.

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foto Damiano Fiorentini / SPAL

Carlo, a livello anagrafico sei un po’ lo zio di questo staff, ma sei anche l’unico che ha effettivamente i gradi per allenare in serie B senza alcuna deroga grazie al “master” di Coverciano.
“Eh sì, ma nonostante lo staff non abbia l’esperienza che potrei avere io in termini di anni di attività, la cosa importante è che ognuno sia estremamente preparato come conoscenza del gioco e dinamiche di gestione del gruppo. Le sottigliezze, i dettagli. Per me è veramente piacevole quando facciamo le nostre discussioni che spesso sono interminabili. Insieme svisceriamo ogni dettaglio della vicenda che vogliamo analizzare e devo dire che i colleghi sono straordinari nelle loro analisi. Spesso sono io a imparare da loro perché hanno un modo di vedere che può completare il mio. Se fai parte di un gruppo di lavoro non puoi essere chiuso alle altre prospettive e sto vedendo grande capacità di ascolto. Per cui credo sia importante soprattutto imparare ad ascoltare gli altri e saper portare soluzioni: poi ovviamente l’ultima parola spetta a Dani. Ma lui conta molto su questo scambio continuo”.

Spesso, durante le partite, si vede De Rossi confabulare con Emanuele Mancini, Guillermo Giacomazzi e tutto il resto dello staff. Segno che il confronto va avanti anche lì.
“Lì però il procedimento deve essere l’esatto contrario. Se c’è tanto tempo per decidere c’è anche tanto tempo per analizzare. In partita invece ci sono tantissime informazioni da filtrare nel minore tempo possibile. In quel contesto l’allenatore non ha bisogno di moltissimo confronto con lo staff, ma se ha dei dubbi giustamente ne discute velocemente. La soluzione va trovata in pochi secondi e per questo è importante aver lavorato bene in settimana, perché se ci si è preparati per bene non è difficile elaborare una strategia. Scegliere se pressare più alto o basso; giocare un calcio piazzato in un modo anziché in un altro; fare una sostituzione… tutte cose che si possono decidere grazie all’analisi fatta precedentemente. Una volta si lavorava tantissimo a livello fisico e meno con le informazioni, mentre ora c’è la possibilità di avere a disposizione ciò che serve per prendere decisioni sensate in pochissimo tempo”.

Quanto conta per un allenatore la capacità di stabilire una vera empatia coi propri giocatori? Tacopina ha detto che è una delle caratteristiche per le quali ha voluto De Rossi alla SPAL.
“È molto importante che un allenatore sia dotato dell’abilità di entrare nella testa di un giocatore, anche fuori dal campo. In passato ho avuto modo di confrontarmi con Eddie Jones, l’attuale allenatore della nazionale inglese di rugby. Secondo lui ogni giocatore ha il suo ‘sweet spot‘, ossia quell’elemento caratteriale che ti permette di entrargli nel cuore per comprenderlo profondamente. Ogni giocatore ha la sua storia e un suo modo di pensare, ma soprattutto ha fame di sapere. Per cui un allenatore ha la responsabilità di creare un ambiente positivo, in cui ciascuno si possa rilassare e lasciare fuori gli eventuali problemi della vita quotidiana o le critiche che ha ricevuto. Alla fine ciò che un giocatore chiede implicitamente a un allenatore è qualcosa di molto semplice: ‘Come faccio a diventare più bravo di così?‘. Quindi si tratta di lavorare per far fruttare un potenziale, a prescindere che sia grande o piccolo”.

Che la SPAL abbia un potenziale inespresso sembra opinione abbastanza comune, anche tra i giocatori stessi.
“All’interno dello staff siamo tutti convinti che i ragazzi abbiano un potenziale X e pensiamo che attraverso una certa strada riusciremo a metterlo nelle condizioni di essere sviluppato. Ciò che è importante è mantenere la rotta anche davanti a una battuta d’arresto come può essere stata la partita col Benevento. Non si tratta di rivedere ciò che si sa, anzi: il sapere va rinforzato con un lavoro basato sulla fiducia e sulla sicurezza nei propri mezzi”.

Come detto, questa è solo una piccola parte della chiacchierata fatta con Carlo Cornacchia. Il resto lo trovate sul nostro profilo Substack, dopo aver scelto “Let me read it first. E non dimenticavi di iscrivervi, così la prossima volta riceverete direttamente la newsletter via mail.

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