Arriverà pure sto benedetto primo di luglio. Non tanto per le previsioni del tempo che concordano sulla fine della cappa da 40 gradi in pianura padana, ma perché è la prima di una serie di date fondamentali per capire cosa succederà a quella che ancora chiamiamo SPAL, anche se nominalmente non lo è più. Il primo di luglio inizia formalmente la stagione 2026/2027 del calcio italiano con la possibilità di depositare contratti e tesseramenti. Insomma è la data in cui le chiacchiere possono trasformarsi in fatti concreti e verificabili, almeno se si tratta di giocatori e non è un tema secondario se c’è da azzannare senza attenuanti un campionato dopo aver fallito al primo tentativo. Oggi all’Ars et Labor risultano delle conferme solo sulla carta e zero nuovi ingaggi, mentre tutto attorno le altre società tra Eccellenza e serie D sono in pieno fermento e hanno già snocciolato annunci su annunci. Il problema numero uno è che la realtà dell’Ars et Labor – di questi tempi – sembra viaggiare su due piani che non si capisce bene quanto siano comunicanti. E che quindi rendono difficile avere una visione d’insieme chiara e coerente.

Partiamo dal piano che potremmo definire lineare. Dopo l’ingloriosa fine della stagione sul campo, con l’eliminazione ai playoff contro la Santegidiese, l’attenzione dei dirigenti dell’Ars et Labor è stata rivolta alle (modeste) speranze di ripescaggio in serie D e alla nauseante normalizzazione della prospettiva di un’altra annata sportiva spesa al quinto livello del calcio italiano, a giocarsela con chi, nella maggior parte dei casi, lo fa per passione e non per mestiere. Bruno Pradines e Sandro Federico si sono affrettati a confermare Carmine Parlato; hanno fatto sapere di avere intenzione di ripartire da un blocco significativo di giocatori reduci dall’ultimo campionato e hanno discettato di investimenti e campagna abbonamenti come se non incombesse l’ombra di un piano molto più intricato da interpretare.

Chiamiamolo pure il piano parallelo, anche se in realtà si interseca inevitabilmente con le vicende quotidiane di via Copparo. Una delle sue peculiarità riguarda la sua potenziale disconnessione, anche solo parziale, con chi se ne sta negli uffici di via Copparo a portare avanti le pratiche quotidiane. E forse anche con le autorità cittadine. Agisce quasi esclusivamente su questo piano Andrés Marengo, formalmente il presidente dell’Ars et Labor, che il 3 giugno fa pubblicare una sorta di lettera aperta ai tifosi assicurando di voler ripartire con idee ancora più chiare. Ma a parte questo l’ex professore di storia venuto dall’Argentina non ha tenuto alcuna conferenza stampa (cosa abbastanza irrituale) e si è limitato a posare in un paio di foto con Federico e Parlato prima di rincasare immediatamente, senza quasi lasciare traccia del suo passaggio. Sul piano parallelo, dove il silenzio è d’oro, domina anche la figura di Pierpaolo Triulzi – regista dell’intera operazione Ars et Labor. Nonostante il dg Pradines abbia ammesso pubblicamente di fronte ai tifosi che l’assai influente procuratore italo-argentino sia titolare di quote societarie (ma non risulta dalle visure camerali), da parte sua c’è sempre stato il netto rifiuto a intervenire sulla stampa, in qualunque forma. Più socievole si è dimostrato il suo socio in affari, il palermitano Giuseppe Piraino, pur restando comunque lontano dai microfoni. Entrambi non si vedono in sede a un po’.

A metà tra il piano lineare e quello parallelo rotola avanti e indietro la biglia di una notizia che circola almeno da gennaio e che è diventata più consistente a giugno: la possibile trattativa tra la proprietà argentina e l’imprenditore maltese Joseph Portelli, presidente degli Hamrun Spartans. Una faccenda affrontata con una smentita dai toni un po’ ambigui e che è rimasta nell’aria vista l’impossibilità di parlarne con chi è nella sala dei bottoni: Marengo, Triulzi e presumibilmente Juan Martin Molinari, l’imprenditore che si presentò a Ferrara come il volto della ripartenza a luglio 2025 salvo poi sparire completamente dal radar senza grosse spiegazioni. A Malta i cronisti locali rimangono abbastanza sicuri del fatto che una trattativa sia in corso e sia una questione che balla tra l’economico e il cronologico, per varie ragioni. A Ferrara ci sono le smentite, talvolta molto brusche, di Pradines e Federico e pure dell’assessore allo sport Francesco Carità, ma anche una certa sensazione di tempo sospeso per chi stazione abitualmente al centro “G.B. Fabbri”. Insomma, tanto fumo ma nessuna pistola fumante – per ora. Per questo diventa difficile sbilanciarsi.

L’intreccio con le scadenze del calendario spallino di luglio rende la storia molto suggestiva. Le date da cerchiare sul calendario sono due: 9 e 10 luglio. Il giorno 9 ci sarà l’asta per l’aggiudicazione del marchio storico SPAL. Il Comune di Ferrara ha fatto la sua mossa, facendo capire di volerlo mettere al sicuro da eventuali speculazioni e l’Ars et Labor non ha intenzione di fare un investimento così oneroso. Tuttavia sembra esserci un certo consenso tra i legali dei creditori della SPAL srl sulla possibilità che uno o più soggetti esterni possano andare al rilancio per appropriarsi di nome e “ovetto”. Se da un lato questa è una bella notizia per il curatore fallimentare (che può così incassare di più per coprire gli ingenti debiti della precedente proprietà), dall’altra aprirebbe scenari assai complicati da districare. Perché il Comune si ritroverebbe con un altro interlocutore che potrebbe accampare (legittimamente) il diritto di chiamarsi SPAL e magari giocare a Ferrara. Ipoteticamente (ma per ora non ci sono fatti a suffragio di questa tesi) lo stesso Portelli potrebbe mettersi in tasca il marchio e usarlo come leva contrattuale per l’acquisizione dell’Ars et Labor.

Il 10 luglio, o al più tardi il 12, si saprà invece com’è andata a finire la partita dei ripescaggi in serie D. Va da sé che nel contesto di una trattativa si tratti di un passaggio determinante anche per determinare l’eventuale prezzo d’acquisto. Col passare dei giorni le situazioni critiche in serie D stanno via via prendendo forma e la lancetta delle probabilità dell’Ars et Labor pare essersi leggermente spostata verso destra. Niente che possa far aprire la bottiglia, ma coltivare qualche piccola speranza in più quello sì. Sarebbe una storia già vista a Ferrara: nuova proprietà e salto di categoria per decreto, come nell’estate 2008 quando Cesare Butelli subentrò a Gianfranco Tomasi ritrovandosi in C1 nonostante il playoff perso malamente due mesi prima contro il Portogruaro.

Se poi si vuole aggiungere un’ulteriore spruzzata di senso dell’intrigo si potrebbe rivolgere lo sguardo agli eventi in corso a Perugia, dove nel settembre 2024 si era insediata una proprietà riconducibile a Molinari e Triulzi con Javier Faroni nel ruolo di presidente. Da tempo ormai la società umbra viene data come in vendita e al centro di potenziali trattative con soggetti ancora da mettere a fuoco. Parte di una ritirata strategica nel più ampio contesto del pittoresco Monopoly del calcio italiano? Chissà. In ogni caso l’ennesima dimostrazione di come oggi i club possano diventare asset spostati qua e là senza alcuna considerazione del contesto locale, dei suoi equilibri, della sua identità.
E mentre accade tutto questo dove sono gli Hamrun Spartans dell’istrionico Portelli? In ritiro precampionato a Cascia, 100km da Perugia, per preparare il primo impegno europeo in Conference League previsto per il 9 luglio. Per una bizzarra coincidenza i rossoneri sono arrivati lo scorso 19 giugno al Centro Sportivo Magrelli Active e ripartiranno il primo di luglio. Lo stesso giorno in cui cominceremo ad attendere i primi annunci dei giocatori che faranno parte dell’Ars et Labor (o forse SPAL) 2026/2027. Dal chiacchiericcio nell’ambiente dei procuratori risulta che tanti dei giocatori da confermare, considerati fondamentali da mister Parlato, siano ben disponibili di rimanere a Ferrara, ma che al tempo stesso ad alcuni di loro sia stato chiesto di accettare un ingaggio ridotto.
Intanto aspettiamo il temporale di mercoledì, sperando porti con sé buone notizie. Poi si vedrà quanto rimarrà di lineare in tutto ciò che sta succedendo.
ha collaborato Leonardo Biscuola








