Nel mese scorso è stato depositato in Camera di Commercio il primo bilancio di “Ars et Labor Ferrara SSDarl”, la società nata il 15 luglio 2025 per ripartire dall’Eccellenza dopo la triste fine della SPAL di Tacopina. Il documento, firmato dall’amministratore delegato Marcel Bonnici e approvato dal presidente Joseph Portelli, fotografa la situazione contabile al 30 giugno 2026. Racconta quindi la prima stagione post-fallimento sotto la gestione Molinari-Marengo, prima del passaggio all’attuale proprietà maltese.
Una premessa: quella in cui si trova la nuova SPAL è un’altra categoria, con cifre circa dieci volte più piccole di quelle della vecchia SPAL. Confrontare questo bilancio coi precedenti non avrebbe quindi senso. Il succo però è lo stesso di sempre: anche in Eccellenza la SPAL ha speso più di quanto ha incassato e a sanare il rosso sono stati i soci. Come parziale giustificazione c’è l’aver ricreato tutto da zero, con spese e investimenti che copriranno anche esigenze per gli anni a venire.
1) Un rosso di quasi 619 mila euro
La SPAL ha chiuso la sua prima stagione con una perdita di 618.582 euro. Sono entrati circa 1,8 milioni e ne sono usciti 2,4: in pratica, per ogni 100 euro incassati il club ne ha spesi 134. Interessi e altre spese finanziarie pesano pochissimo (circa 2 mila euro), quindi il problema sta tutto nel rapporto tra quanto entra e quanto costa mandare avanti la società. Nel bilancio, firmato da Bonnici, la società definisce la perdita “tipica e fisiologica” e la attribuisce in gran parte alla fase di avvio. È una considerazione sensata, anche se quanto valgano davvero queste spese iniziali non viene detto. Una, almeno, la conosciamo (punto 2). Nel frattempo il rosso è stato coperto con i soldi messi dai soci: 10 mila euro di capitale e 654 mila euro di versamenti. Il bilancio non dice chi li abbia versati, ma risultano già al 30 giugno, quando i soci erano ancora gli argentini. Quanto abbiano poi incassato vendendo il club, lo vedremo al punto 8 dell’articolo.
2) Il prezzo del biglietto d’ingresso
Tra le spese c’è un “contributo FIGC” da 270 mila euro che il bilancio non spiega. Il motivo però è facilmente ricostruibile: a luglio 2025 la Federazione aveva stabilito che, per far ripartire una squadra di Ferrara dall’Eccellenza, andava versato un contributo di 250 mila euro. Con ogni probabilità la gran parte di quei 270 mila è questa. È una spesa che non si ripeterà: senza, il rosso sarebbe stato di “soli” 370 mila euro.
3) Le entrate: 1,8 milioni, ma senza troppi dettagli
I ricavi ammontano a 1,8 milioni e arrivano da biglietteria, sponsor, pubblicità, store e altre attività legate al club. A questi si aggiungono 85mila euro di altre entrate, tra cui 50 mila euro a fondo perduto dal Comune di Ferrara per il rilancio del settore giovanile. Il bilancio è in forma abbreviata, quella consentita alle società più piccole, e non permette quindi di estrapolare il “peso dei tifosi”, ovvero quanto abbiano portato singolarmente abbonamenti, biglietti, sponsor o merchandising.
4) Le uscite: quasi un milione per chi lavora nel club
La voce più pesante sono come al solito i “servizi”: 1,5 milioni. Dentro ci sono soprattutto 718 mila euro di compensi ai collaboratori, più 44 mila di contributi: tra i dilettanti, infatti, calciatori e tecnici sono di norma collaboratori sportivi, non dipendenti. Per questo la voce “personale” vale solo 222 mila euro e riguarda in media cinque dipendenti. Il resto dei servizi, circa 750 mila euro, va in biglietteria, consulenze, medici, utenze, manutenzioni, trasferte e pubblicità. In tutto, tra dipendenti e collaboratori (contributi compresi), il club spendeva circa 984 mila euro, più della metà delle entrate, ma il bilancio non dice quanto vada alla prima squadra e quanto a staff, giovanili o uffici. Le altre uscite principali sono 370 mila euro di oneri vari (di cui 270 mila alla FIGC), 218 mila per materiali e merci, 53 mila tra affitti e noleggi e 30 mila di ammortamenti.

5) Cassa e debiti: a fine giugno mancavano circa 125 mila euro
Al 30 giugno il club aveva 29 mila euro tra banca e cassa e doveva ancora incassarne circa 36 mila, soprattutto dagli sponsor. Dall’altra parte doveva pagarne circa 190 mila: 146 mila ai fornitori, 33 mila tra dipendenti e collaboratori, 10 mila tra contributi e tasse. Avere conti da pagare a fine stagione è normale e non vuol dire essere in ritardo. Ma i soldi del club non bastavano: per pagare tutto mancavano circa 125 mila euro, che dopo il 30 giugno qualcuno ha dovuto mettere. Il bilancio non dice chi, ma quasi tutti quei pagamenti scadevano quando il club era già di Portelli: è probabile che sia toccato a lui nel contesto degli accordi presi con gli argentini.
6) Il mancato ripescaggio: 105 mila euro andati e tornati
La SPAL 2025/2026 ha provato a farsi ripescare in serie D e per farlo ha versato alla FIGC circa 105 mila euro, anticipati dai vecchi soci. Il ripescaggio non è arrivato: la Federazione ha restituito la somma dopo il 30 giugno e il club l’ha girata ai vecchi soci.
7) Investimenti: 162 mila euro per ripartire
Nel primo anno il club ha comprato beni e sostenuto spese che serviranno per più stagioni: 162 mila euro in tutto. La parte più grande, 122 mila, riguarda impianti, attrezzature, automezzi, computer, mobili e piccole costruzioni. Il resto, 40 mila, comprende le spese per costituire la società, il sito web, lavori su strutture non di proprietà e un acconto per la manutenzione del campo sintetico del centro sportivo. Questi costi non pesano tutti sul primo anno ma vengono spalmati su più stagioni: nel 2025/26 ne sono stati contati 30 mila, i cosiddetti ammortamenti. Ci sono poi 55 mila euro di depositi cauzionali, cioè soldi usciti dalle casse e bloccati come garanzia: 50 mila versati al Comune per la concessione del campo e 5.400 per l’affitto di due immobili.
8) Portelli: cosa dice (e cosa no) il bilancio
La cessione è avvenuta a cavallo della chiusura dei conti. Il preliminare con la JP Football Holdings, società maltese di Joseph Portelli, è stato firmato il 30 giugno, il passaggio delle quote il 9 luglio. Il 16 luglio Marcello Bonnici è diventato amministratore unico. Quelli letti in questo bilancio restano i conti della vecchia proprietà, ma a firmarli è stato Bonnici e ad approvarli, il 28 settembre, Portelli. Nel documento la nuova proprietà dichiara di voler sostenere finanziariamente il club, ed è in buona parte su questa promessa che si basa la previsione che la società possa andare avanti. Mancano però le cifre di questo sostegno e un impegno scritto, come quello da 7,3 milioni che compariva nel bilancio SPAL del 2024. Anche se poi sappiamo come sia andata a finire.
Teniamo per ultima la domanda più succulenta: quanto hanno incassato gli argentini? Nel bilancio non si legge alcuna cifra, perché la vendita riguarda i soci e non passa dai conti del club: i 10 mila euro citati sono solo il valore nominale delle quote. Il prezzo l’ha però ricostruito il Resto del Carlino, leggendo l’atto di cessione depositato in Camera di Commercio: in tutto circa 1,27 milioni di euro, metà a Molinari e metà a Marengo. Quasi il doppio (!!) dei 664 mila euro che avevano messo nel club (punto 1 dell’articolo).
Riassunto finale
Al primo anno, anche in Eccellenza, la SPAL non si è retta da sola. Non era nelle condizioni di farlo proprio per via delle condizioni di partenza estremamente penalizzanti. Ha speso 2,4 milioni a fronte di 1,8 di entrate, e i vecchi soci hanno coperto la differenza con circa 664 mila euro, per poi rientrarne con gli interessi vendendo a Portelli. Il conto è appesantito da una spesa che non tornerà: i 250 mila euro versati alla FIGC per l’ammissione. Anche togliendo quella, però, mancano circa 370 mila euro, e quasi un milione se ne va per chi lavora nel club, più della metà di tutto quello che entra. Il prossimo bilancio, il primo della gestione Portelli, dirà quanto di questo rosso era legato alla ripartenza e quanto è il costo normale di un club così in Eccellenza. E dirà anche quanto Portelli abbia messo nel club da luglio in poi, oltre ai circa 1,27 milioni pagati per comprarlo. Per ora una cosa è chiara: come per la vecchia SPAL in serie C, senza i soldi della proprietà i conti non possono stare in piedi.
