Nel giro di poco più di due anni Mohamed Fares è passato dall’essere un giovane esterno fresco di retrocessione e in cerca di una precisa identità tattica al ruolo di potenziale titolare in una squadra che prenderà parte alla Champions League. Merito di un potenziale intravisto già ai tempi di Verona, sviluppato grazie al lavoro di Leonardo Semplici e del suo staff e consolidato grazie alla tenacia dell’esterno francese di passaporto algerino.

Fares venne prelevato da Davide Vagnati dall’Hellas Verona nell’estate 2018, dopo una stagione che vide gli scaligeri rotolare in serie B senza troppe attenuanti. I tifosi biancazzurri in quel momento avevano familiarità col nome di Fares grazie soprattutto al goffo autogol che fissò il temporaneo 1-1 in un delicato scontro diretto di fine campionato giocato al “Bentegodi”.

L’inserimento di Fares nel progetto tecnico di Semplici non è stato dei più agevoli, per quanto all’epoca vi fosse notevole fiducia nei suoi confronti. Venne messo in conto di dover inquadrare più precisamente un giocatore soggetto a continui cambi di ruolo in sistemi di gioco sempre diversi. Lo ha fatto notare di recente anche Andrea Consumi, ex vice-allenatore della SPAL, in una recente intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport:

“A differenza di Lazzari, Fares è molto più propenso ad attaccare l’area, abbiamo dovuto inquadrarlo bene. Era un’ala abituata a spingere, a tagliare dentro, a puntare l’uomo. Ci abbiamo lavorato parecchio, ma sempre col sorriso. ‘Dove vai con quelle gambine?’, gli dicevo. E lui, scherzando, rispondeva che tanto avrebbe corso più di tutti lo stesso”.

Lavoro e pazienza hanno pagato, tanto per Fares quanto per la SPAL. Dopo un girone d’andata pieno di difficoltà, di prestazioni incerte e di relativi mugugni provenienti dagli spalti, l’esterno ha trovato il suo ritmo all’interno di una squadra che faceva ampio affidamento sugli esterni per sviluppare il proprio gioco offensivo. Il punto di svolta per il mancino di Aubervilliers è arrivato a Parma nel gennaio 2019, con un gol di capitale importanza per la stagione dei biancazzurri, sia per la classifica, sia per il morale.

Da lì Fares ha acquisito maggior sicurezza e autostima, alzando il livello delle sue prestazioni e attirando le attenzioni di altri club già nel corso della parte finale del campionato 2018/2019. Un saggio delle sue qualità fisiche (e realizzative) si è visto nel corso di uno SPALRoma 2-1 altrettanto memorabile.

Le ottime prestazioni con la SPAL sono valse a Fares la convocazione per la Coppa d’Africa 2019, peraltro vinta dalla nazionale algerina. Il suo ruolo nella spedizione vincente è stato marginale, con 2 presenze (100 minuti) su 7 partite complessive.

La stagione 2019/2020 sarebbe dovuta essere quella della consacrazione, a Ferrara o altrove. Ma il grave infortunio patito a Cesena, ad appena cinque giorni dal ritorno dalle vacanze, ha mandato tutto a rotoli e condizionato fortemente anche le strategie della stessa SPAL. Per quanto Vagnati qualche giorno prima avesse smentito ogni trattativa, in quel periodo si stava insistentemente parlando di contatti sempre più fitti per un possibile passaggio di Fares all’Inter per una cifra non inferiore ai 12 milioni di Euro. Ovviamente dopo l’infortunio non se ne fece nulla, ma che qualcosa si fosse mosso, in maniera anche solo informale, lo ha poi confermato il presidente Mattioli a settembre 2019.

Il percorso di recupero dall’infortunio dopo l’operazione di ricostruzione del legamento crociato è stato abbastanza regolare, tanto da permettere a Fares di anticipare leggermente i tempi di rientro: la prima partita, giocata con la Primavera a febbraio 2020, ha segnato il rientro in campo dopo 174 giorni, quando in genere simili infortuni ne richiedono all’incirca 200. Il debutto nell’ultima stagione è arrivato solo con la nuova gestione Di Biagio, per un totale di 422 minuti distribuiti su 8 presenze, ma senza la possibilità di fare vedere il meglio di sé, al di là di qualche sporadico lampo.

Con la cessione di Fares la SPAL fa registrare la terza cessione più remunerativa di sempre dopo quelle di Petagna al Napoli e quella di Lazzari alla stessa Lazio, a testimonianza di un assunto valido tanto ai tempi di Paolo Mazza quanto oggi: per club delle dimensioni di quello biancazzurro è fondamentale scommettere su alcuni giocatori dal potenziale interessante per poi incassare dopo una o due stagioni di buon livello. Con Fares è accaduto esattamente questo e il bilancio non può che ringraziare.



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